BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IDEE/ Cosa ci vuole per mettere d'accordo scuola e lavoro?

GIANNI ZEN ci spiega come fare in modo che la scuola in Italia sia sempre più attenta alle esigenze del mondo del lavoro

Scuola_Aula_LezioneR400.jpg(Foto)

La scuola e la formazione in che misura stanno aiutando al superamento della crisi attuale? Difficile sottrarsi a questa domanda. Imprese e sindacati, mondo politico e tessuto scolastico, al di là delle polemiche legate ai “tagli” degli organici, sono tutti concordi nel considerare la scuola come la risorsa prima per contribuire a far uscire il nostro Paese dalla crisi globale.

 

Ma non basta parlare di scuola, bisognerebbe porre l’accento sulla qualità dell’offerta formativa. Qui cominciano le prime difficoltà. Perché certi termini sembrano ancora tabù: selezione per merito, principio di responsabilità, centralità dello studente che apprende e non dei docenti che insegnano, razionalizzazione delle risorse umane e materiali (per i noti vizi della pubblica amministrazione), ecc.

Perché è giusto ribadirlo: tutte le scuole sono buone, ma ci vuole qualcuno che si assuma la responsabilità di verificarlo concretamente (la bontà, l’efficienza, l’efficacia, la congruità tra proposta e risposta). E poi, senza il grande discorso, che fa fatica a entrare nei convenevoli dei collegi dei docenti e dei consigli di istituto, dell’attenzione verso le attitudini dei nostri ragazzi, della passione da sollecitare, delle mille attenzioni da far crescere, tutte le belle intenzioni rischiano di rimanere lettera morta. Perché la scuola migliore è quella che appassiona, che scatena l’intelligenza e la curiosità, che domanda sempre oltre le risposte date dagli stessi docenti o dai manuali in dotazione. La scuola, cioè, come vera opportunità di crescita umana e di prospettiva concreta nel mondo del lavoro per i nostri ragazzi.

Oggi, dunque, tutti hanno capito che occuparsi di scuola è occuparsi di futuro. Ma, altrettanto, (quasi) tutti hanno capito che non è possibile non far niente per riformare un sistema scolastico che è vecchio, lontano dalla realtà, chiuso in se stesso: norme vecchie, confuse, slegate dal principio di responsabilità, indifferenti alle domande “quale lavoro con questo titolo di studio?” e “quali i posti di lavoro più richiesti oggi?”, “quali attitudini e capacità da sottolineare in vista di contesti di lavoro che oggi nemmeno ci immaginiamo?”.

La scuola, è sempre bene ricordarlo, deve formare i cittadini di domani, ma la vera formazione non può essere astratta, indifferente cioè al profilo di “occupabilità” di un titolo di studio. Oggi manca proprio questa attenzione. Noi dobbiamo aiutare i ragazzi a fare scelte funzionali sì alle loro attitudini, ma attentissime alle richieste del mondo del lavoro. Verso cioè sbocchi a breve, medio e lungo termine. L’obiettivo deve essere chiaro per tutti: ogni ragazzo deve trovare la propria strada nella vita con le competenze necessarie per la sua piena realizzazione.