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Lavoro

DIBATTITO/ Siamo sicuri che i congedi obbligatori Ue facciano bene al lavoro?

Il Parlamento europeo ha scelto di tutelare la maternità e la paternità intervenendo sugli obblighi. PAOLA LIBERACE spiega perché questa strada può essere dannosa

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Per il momento non è che un voto. Ma il pronunciamento del Parlamento di Strasburgo nella votazione di mercoledì, in materia di sostegno alla famiglia - in particolare alle madri lavoratrici - se pure non rappresenta in sé un atto legislativo compiuto (come si potrebbe al contrario pensare leggendo i quotidiani italiani) indica chiaramente una direzione.

 

Esprimendosi positivamente sulla proposta socialista, il Parlamento ha scelto di tutelare la maternità e la paternità intervenendo sugli obblighi: obbligo per le lavoratrici europee di astenersi dal lavoro per almeno venti settimane (termine minimo già previsto in Italia); obbligo per i datori di lavoro e i welfare nazionali di corrispondere loro il 100% della retribuzione per tutto il periodo (in Italia siamo attualmente all’80%); obbligo per i padri di condividere l’astensione con le madri per almeno due settimane dopo il parto.

Una manna dal cielo? Di fronte alla proposta socialista, gli eurodeputati popolari hanno avanzato il dubbio che procedere per obblighi e per misure positive possa sortire un effetto contrario a quello auspicato, e ripercuotersi sull’appetibilità della forza lavoro femminile e genitoriale. Un dubbio che riecheggia nelle dichiarazioni degli industriali (inclusa la nostrana Confindustria), che hanno paventato oneri crescenti per i datori di lavoro - specialmente in un momento di crisi come quello attuale.

In effetti, il prolungamento dell’assenza obbligata delle lavoratrici, la retribuzione piena di questa assenza, ma anche l’estensione (sia pure limitata) dell’assenza ai padri lavoratori, potrebbero incidere negativamente (almeno nell’immediato) sui conti delle imprese e su quelli dei paesi Ue. Soprattutto, potrebbero scoraggiare ulteriormente l’assunzione non solo delle donne, ma, se si affermasse in tutta la sua portata l’equiparazione tra padri e madri, dei giovani tout court in procinto di mettere su famiglia. Più che tutelare le famiglie europee, insomma, il provvedimento rischierebbe di decimarle.