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Lavoro

FACCIA A FACCIA/ Galbusera (Uil): senza Pomigliano avremo una Caporetto. Petteni (Cisl): ci vorrebbe Marchionne in Lombardia

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Qui si pone subito un’altra domanda: è necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali? A quali condizioni? Come intervenire invece sulle politiche del lavoro? Dice Galbusera: “Occorre mantenere questo nuovo sistema sperimentale. Prima c’erano delle iniquità pazzesche, con dipendenti di grandi imprese che hanno sfiorato i 20 anni di Cassa integrazione, mentre il barista, il parrucchiere o comunque un dipendente di piccole imprese se ne doveva andare a casa. Ora il problema è proprio quello di affrontare delle politiche del lavoro. Qui mi permetto di dire che va bene, ad esempio, fare i corsi di formazione, se poi però c’è uno sbocco. Non ci si può fermare a un esempio come questo: imparo l’inglese e poi resto casa. Il nodo cruciale è che occorre fare formazione e nello stesso tempo indicare in quali settori del mercato del lavoro bisogna indirizzare giovani o meno giovani. È alla fine un problema istituzionale: sapere indicare le nuove figure professionali che sono necessarie per il mercato del lavoro attuale”.

 

Petteni suggerisce: “Innanzitutto noi chiediamo la copertura e l’estensione degli ammortizzatori sociali per il 2011. E la chiediamo in modo strutturato. Poi occorre fare delle politiche del lavoro attive. In una situazione come questa nessuno può stare a guardare. Il sindacato fa la sua parte, le imprese devono fare la loro così come le istituzioni. Un monitoraggio fatto bene consentirebbe anche a molte imprese, che contribuiscono alla spesa per gli ammortizzatori sociali, di riposizionarsi e favorire l’ingresso nel mondo del lavoro per molte persone”.

 

Rispetto a queste tematiche dove deve intervenire la Regione dove lo Stato? Galbusera sostiene che “in questa situazione, di fronte a disponibilità che vengono da parte delle Regioni, dello Stato e dell’Unione Europea, occorre innanzitutto evitare una sorta di ‘battaglia delle risorse’. Sono tutte risorse pubbliche e occorre saperle usare bene”. Appena di poco differente la posizione di Petteni: “Penso che la gestione in deroga alle Regioni sia più efficace, ha più capacità di intervento. Qui bisogna veramente intendersi ormai. Il vecchio fordismo, la realtà dell’organizzazione del lavoro nelle grandi fabbriche, è cambiata. E ogni realtà ha delle sue particolarità da esaminare concretamente”.

 

Veniamo a un tema che ha una grande risonanza mediatica: Pomigliano: può essere davvero un modello per tutta l’Italia (sia per le imprese che per i sindacati). Galbusera dice: “Su Pomigliano ho sentito dire e si dicono delle cose strabilianti. A un certo punto qualcuno può aver pensato che si era ritornati alla ‘servitù della gleba’. In realtà, considerando tutte le condizioni, la richiesta della Fiat per fare investimenti è una garanzia di normalità. Quando la Fiat ha proposto il terzo turno anche al sabato, i sindacati hanno risposto che ‘non era il caso’. E la Fiat ha detto ‘va bene’. Dopo di che, cosa succede? Il Cobas ha proclamato lo sciopero del sabato fino al 2014. Tutto questo è un atteggiamento incompatibile con l’industrializzazione. Qualcuno crede di avere fissato ‘la linea del Piave’ e invece non si accorge che è arrivata ‘Caporetto’. Aggiungo che se un simile fatto fosse avvenuto in Lombardia, nessuno avrebbe rifiutato e non ci sarebbe stata l’esposizione mediatica che si è avuta intorno alla vicenda di Pomigliano”.