BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

LAVORO/ Colli-Lanzi (Gi-Group): il problema non è più il posto fisso, ma costruire un percorso

La crisi economica è un’occasione per una riflessione sul nostro mercato del lavoro. Ci aiuta a farla STEFANO COLLI-LANZI

operaio_magneteR400.jpg(Foto)

Il peggio della crisi è forse passato, e se continuano ad arrivare segnali di una ripresa economica nel nostro paese, resta il problema di ricollocare le persone rimaste senza occupazione o costrette alla cassa integrazione. Questa però è solo una delle grandi sfide del nostro mercato del lavoro, che Stefano Colli-Lanzi - amministratore delegato di Gi Group, una delle più importanti agenzie per il lavoro in Italia - in questa intervista ci aiuta a individuare.

 

Innanzitutto, come le sembra in questo momento il mercato del lavoro in Italia? Ci sono miglioramenti nelle richieste di assunzione delle imprese o settori che vanno meglio di altri?

Dal punto di vista congiunturale mi sembra che il mercato sia “rinato” rispetto all’anno scorso. Tuttavia il sistema non è in grado di riassorbire tutte le fuoriuscite, reali o potenziali, che la crisi ha generato. Già dall’inizio dell’anno abbiamo notato un aumento della somministrazione del lavoro, ma la crescita sta avvenendo a macchia di leopardo: per esempio, i call center, il retail e la logistica continuano a funzionare bene, grazie al fatto che i consumi in generale non sono crollati. Nell’industria, invece, sembra contare molto il posizionamento sui mercati esteri più che l’appartenenza a un certo settore. Per quanto concerne infine il pubblico, prevediamo una forte riduzione, in ragione anche dell’ultima Finanziaria. Il segnale più positivo arriva però dal fatto che si sta muovendo anche la ricerca e selezione delle imprese, che normalmente cresce in un secondo momento rispetto alla somministrazione. Questo vuol dire che è ripartita una certa mobilità del mercato, che era rimasto paralizzato in mancanza di offerte.

Uno dei problemi attuali riguarda la disoccupazione giovanile. Come combatterla? C’è secondo lei un approccio culturale sbagliato nei giovani rispetto al lavoro?

Non vedo un problema particolare nei giovani, ma nella società in generale: c’è infatti una concezione del lavoro molto strumentale. Mi spiego con un esempio: ho letto il commento di una professoressa che ha chiesto ai suoi studenti cosa fosse per loro il lavoro; ha avuto come risposta che si tratta di quella cosa che purtroppo bisogna fare per portare a casa il pane. Una concezione, notava poi la professoressa, da schiavi. Mi sembra che sfortunatamente si tratti di un’idea diffusa, non solo tra i giovani, che non permette di capire il valore che può avere il lavoro per la persona, per la società, per il bene comune. Certamente i giovani ne risentono maggiormente, e penso che questo derivi dalla mancanza di maestri. Di certo non nascono con questa “rassegnazione”, anzi io noto che hanno voglia. Ma se poi le persone più grandi che si trovano davanti sono piegate su se stesse…

Servirebbero forse dei cambiamenti anche nella scuola…