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Lavoro

LAVORO/ Colli-Lanzi (Gi-Group): il problema non è più il posto fisso, ma costruire un percorso

operaio_magneteR400.jpg(Foto)

Secondo me, un grandissimo problema che va affrontato è quello della connessione tra scuola e lavoro. C’è una disconnessione impressionante, data in particolare dall’autoreferenzialità del sistema formativo e da una cultura ideologica del sistema scolastico, che tende a sottovalutare il lavoro manuale e tecnico. Le persone poi non hanno informazioni per la scelta di percorsi formativi che abbiano a che fare in qualche modo con il mondo reale del lavoro. Credo quindi che occorra intervenire sull’orientamento, sulla riforma del sistema scolastico e sulla raccolta dei fabbisogni formativi. Si tratta di carenze che di certo non aiutano i nostri giovani.

 

Il posto fisso sembra diventato una chimera. Vuol dire che ci sarà sempre più precarietà?

 

Che ci sia la possibilità per una persona di trovare un percorso, una strada con una certa visione di medio-lungo termine riguardo il proprio lavoro è fondamentale. Oggi questa possibilità non è più legata al fatto che qualcuno dall’esterno offra un posto fisso, ma al fatto che ogni persona sia aiutata a costruirsi le condizioni per la propria occupabilità, a prescindere che lavori o meno sempre per la stessa azienda. C’è quindi un cambiamento netto: il posto fisso prima veniva offerto, oggi le condizioni per un percorso personale e le condizioni di occupabilità vanno costruite. Per questo servono orientamento, sistema di formazione mirato, supporti alla persona nel mercato quando si trova a cambiare lavoro e, soprattutto, un’assunzione di responsabilità e una libertà in atto della persona stessa.

 

Serviranno anche, specie in questa fase di crisi, delle politiche attive del lavoro. Quali?

 

È evidente che le politiche passive servono a tamponare situazioni critiche come quelle dell’anno scorso. Se però l’obiettivo deve essere quello di costruire le condizioni per l’occupabilità, per non invogliare le persone a deresponsabilizzarsi, allora le politiche attive sono fondamentali. In particolare per quanto riguarda la ricollocazione professionale, il sistema formativo e il ruolo delle agenzie per il lavoro. Quest’ultime in particolare possono fungere da ammortizzatore attivo.

 

In che modo?

 

Le aziende hanno oggi bisogno di flessibilità, mentre le persone di stabilità. Le agenzie per il lavoro possono permettere alle persone di avere un luogo che garantisce loro stabilità e crescita professionale e nello stesso tempo dare alle aziende clienti flessibilità. Questo si può fare utilizzando strumenti di flexicurity (flessibilità sicura) che non dipendono direttamente dalle risorse pubbliche. Per fare un esempio concreto, lo staff leasing sancisce l’impegno a tempo indeterminato dell’agenzia verso il lavoratore e l’impegno a tempo determinato dell’agenzia nei confronti dell’azienda. In questo senso l’agenzia diventa ammortizzatore attivo.

 

Si parla molto del caso di Pomigliano d’Arco. C’è chi lo percepisce come un’occasione per l’Italia di cambiare positivamente le relazioni industriali, la competitività, ecc. Cosa ne pensa?