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FIAT/ Le scomode ragioni di Marchionne che uniscono Italia e Usa

Marchionne_Fabbrica_ItaliaR400.jpg (Foto)

Marchionne fa il suo mestiere e non si sforza di sembrare simpatico o compiacente. I sindacati facciano il loro. La Fiat non ha tutte le ragioni. È vero che negli ultimi anni ha prodotto solo pochi modelli di successo. E anche se Marchionne dice di avere i cassetti pieni, finora non li ha aperti. Ha ammesso che l’impianto in Serbia è stato finanziato dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti e l’operazione Chrysler è stata fatta con i soldi di zio Sam. I suoi azionisti non sembrano prodighi di denari in questo periodo e i maligni sostengono che lo lasciano fare finché non chiede loro un centesimo.

 

Se è così, si comprende lo scetticismo dei lavoratori di fronte agli impegni sugli investimenti futuri o alla promessa di aumentare i salari. Tuttavia, è meglio non cercare alibi e andare al sodo. Marchionne è un abile giocatore. Benissimo, ma anche contro il gambler più spregiudicato la tattica migliore per scoprire il bluff è chiamare “vedo”. Fuor di metafora, partiti e sindacati farebbero meglio a cogliere e mettere a frutto per l’Italia la provocazione del canadese con il pullover nero.

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