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FIAT/ Forte: così Marchionne risolve il "ricatto" delle due italie

Fiat_Catena_RetroR400.jpg (Foto)

Sì, c’è una divisione “verticale”: da un parte la piccola e media impresa che è produttiva e ha successo sui mercati esteri, dall’altra la grande impresa manifatturiera (che ormai in Italia è identificabile con Fiat) che invece arranca. C’è poi una spaccatura “orizzontale”, dato che al Sud la grande impresa, come pure quella media, fa più fatica a operare, perché ci sono costi del lavoro da economia sviluppata, come quella del Nord Italia, e condizioni di produttività bassa, determinata non esclusivamente dalla manodopera, ma anche da deficit infrastrutturali. Un’articolazione contrattuale adeguata potrebbe aiutare a risolvere la situazione, anche se ci sono altri problemi di tipo sociologico-culturale.

 

Quali?

 

L’operaio del Nord ha una sua cultura e tradizione di cooperazione nella vita dell’impresa che nel contesto del Sud sarebbe tutta da creare. Stessa cosa si può dire per l’atteggiamento dell’imprenditore. Si può dire in sintesi che al Sud manca la cultura d’impresa che invece c’è al Nord. Purtroppo c’è anche un problema a livello di rappresentanza dei lavoratori, dato che spesso al Sud il capo sindacale non è una persona cui gli altri lavoratori si rivolgono se hanno bisogno, ma una sorta di “boss” che si sente in diritto di dire agli altri cosa fare o non fare. La fabbrica deve essere però gestita dall’imprenditore. E uno come Marchionne si sta prendendo grossi rischi.

 

Perché?

 

Perché per rendere produttivi gli impianti occorre fare degli investimenti, cioè correre un rischio, e perché raddoppiare la produzione in Italia (come si vuol fare con Fabbrica Italia) non è cosa da poco. Tuttavia si tratta di risultati possibili da raggiungere. I livelli di produzione prospettati, infatti, non sono lontani da quelli della Fiat del passato. Inoltre si tratta di 600-700 mila automobili in più rispetto a oggi, che per un gruppo che produce in molte parti del mondo e pensa di arrivare ai 5 milioni di unità prodotte non dovrebbero essere un grosso problema. Se però dovesse continuare a trovare resistenze, Marchionne potrebbe spostare la produzione di queste 600-700 mila automobili altrove, chiudendo alcuni impianti in Italia, lasciando in funzione magari solo Cassino, Termoli e Mirafiori. E sarebbe un peccato, perché il Sud è ricco di manodopera e di quegli spazi che sono necessari per uno stabilimento di grandi dimensioni.

 

Che conseguenze potrà avere l’esito di questa sfida di Marchionne sugli investimenti esteri in Italia?


COMMENTI
27/10/2010 - Marchionne e Garibaldi (giorgio cordiero)

Bella questa intervista: limpido e condivisibile il pensiero del professor Forte, come pure le virtuose conseguenze ipotizzate al verificarsi dell'attuazione del progetto fabbrica Italia. Marchionne come Garibaldi: fautore di una unità nazionale, magari fedralista, che supera i ricatti. Rimane un terzo ricatto, più velato, ma sottointeso: quello proveninetnte dalla commistione tra politica , sindacato ed una parte di confindustria, la "easy way" , quella di continuare a chiedere soldi allo stato, quindi alla collettività , come condizione per rimanere a lavorare in Italia. Marchionne si pone , coraggiosamente, fuori da questo vecchio modo di concepire l'impresa-stato. Occorre che lo stato-impresa però faccia la sua. Il sud deve essere messo in condizioni di poter produrre con un adeguato ed oridnato piano di infrastrutture pubbliche, il probleme rimane visto che lo Stato non ha soldi da investire nelle spese in conto capitale, allora questi bisogna cercarli nelle pieghe degli sprechi di bilancio che sono davvero troppi e a poco servono i tagli orizzontali fatti da Tremonti ai ministeri: tutti contenti, tutti scontenti. Il sistema parlamentare non è una famiglia e i soldi dello stato non sono un'eredità da spartire tra i figli (eredi) in parti uguali. Un mio amico, che di mestiere fa il manager in una multinazionale che produce airbags, mi dice che ha letto bene il contratto proposto da Marchionne e che lo ha trovato assolutamente valido, anche per gli stessi operai.