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IDEE/ Ichino (Pd): Marchionne ha ragione, lasciamoci alle spalle gli anni ‘70

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Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ieri è tornato a lanciare l’allarme sulla disoccupazione, ribadendo che il tasso reale è oltre l’11%, un dato ben superiore a quello Istat (8,2% ad agosto). Chi ha ragione? Lo abbiamo chiesto a Pietro Ichino, giuslavorista e Senatore del Partito democratico, in questa intervista che affronta i temi più caldi relativi al mondo del lavoro.

 

Professore, partiamo da questo balletto sui dati relativi alla disoccupazione in Italia. Lei che idea si è fatto?

 

La questione sta tutta nel fatto che l’Istat non computa tra i disoccupati né i lavoratori in Cassa integrazione, poiché formalmente il rapporto di lavoro di cui essi sono titolari non è cessato, ma soltanto temporaneamente sospeso, né coloro che non manifestano la propria disponibilità al lavoro cercando un’occupazione. La Banca d’Italia, invece, bada più alla sostanza che alla forma, computando tra i disoccupati anche coloro che hanno perso il posto e non ne cercano un altro perché “scoraggiati”, dopo aver trovato troppe porte chiuse; inoltre, computa anche i cassintegrati a zero ore.

 

Secondo lei quale dei due dati è quello da considerare?

 

Gli “scoraggiati”, certo, sono sostanzialmente dei disoccupati: computarli come tali è necessario, se si vuole avere una visione realistica della quantità di posti di lavoro che sono andati perduti nel biennio di recessione che abbiamo alle spalle.

 

E i cassintegrati?

 

Qui il discorso è più complesso: se la legge venisse generalmente rispettata da imprese e sindacati, essi non dovrebbero essere computati come disoccupati: per legge la Cassa potrebbe erogare l’integrazione salariale soltanto nei casi in cui sia ragionevolmente prevedibile la ripresa del lavoro al termine dell’intervento. Nella realtà, però, è molto diffusa la prassi di chiedere - e di concedere - l’intervento della Cassa anche in situazioni nelle quali è certo che la ripresa del lavoro nella stessa azienda non ci sarà. Questo è il motivo per cui gli analisti della Banca d’Italia considerano come disoccupati anche i cassintegrati a zero ore. In questo modo, certo, il dato sulla disoccupazione si avvicina di più alla realtà. È vero che esso così finisce coll’inglobare anche lavoratori il cui rapporto di lavoro è soltanto temporaneamente sospeso, ma è anche vero che il tasso di disoccupazione viene calcolato così anche in molti altri Paesi, come gli Usa, dove ai fini statistici non si fa differenza tra i lavoratori laid off temporaneamente e quelli laid off definitivamente.

 

In ogni caso la disoccupazione sta salendo negli ultimi mesi rispetto allo scorso anno. Cosa si può fare per aumentare l’occupazione?



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COMMENTI
31/10/2010 - giovani e maturi (Antonio Servadio)

va benissimo promuovere i giovani, spesso del tutto sprovveduti (ma sempre meno) al momento del diploma. Colpisce però che -apparentemente- nessuno si interessi dei maturi, quei soggetti che recano esperienze fondamentali per il "come" si lavora (la tanto decantata qualità) e per la continuità delle conoscenze. Forse che il giovanilismo che ci affligge con il modus vivendi del "be stupid" e con l'estetismo a tutti i costi si sta sostituendo (anche in politica, anche nel lavoro) alla gerontocrazia di buona memoria ? E' mai possibile che in questo paese si può solo oscillare tra estremi ?

 
29/10/2010 - Da Ichino proposte condivisibili. (Giuseppe Crippa)

Noto con piacere che molte delle idee di Ichino siano condivisibili anche “da destra” e che siano anche coerenti con un’ottica di “sussidiarietà”. Due esempi: La frase di Ichino: “Occorre agire nello stesso tempo su due piani: quello dell’aumento della domanda di lavoro e quello del miglioramento dei canali di incontro fra domanda e offerta nel mercato.” Sarebbe certamente condivisibile anche dal Ministro Sacconi. E l’auspicio di Ichino a trovare un modo per rendere efficace la contrattazione aziendale: “… un accordo interconfederale, firmato da tutti, sui criteri di verifica della rappresentatività nei luoghi di lavoro, che detti una disciplina chiara della legittimazione a negoziare al livello aziendale modifiche alla disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale.” cos’altro è se non un passo nella direzione di una “sussidiarietà sindacale” ? A questo punto mi chiedo: perché le proposte di Ichino non vengono discusse nell’Intergruppo per la Sussidiarietà?