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IDEE/ Ichino (Pd): Marchionne ha ragione, lasciamoci alle spalle gli anni ‘70

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Occorre agire nello stesso tempo su due piani: quello dell’aumento della domanda di lavoro e quello del miglioramento dei canali di incontro fra domanda e offerta nel mercato. Ce lo insegnano proprio i tre economisti che hanno ricevuto recentemente il premio Nobel: Diamond, Mortensen e Pissarides.

 

Incominciamo dal primo livello. Come possiamo aumentare la domanda di lavoro in Italia?

 

Innanzitutto evitando di far scappare le imprese multinazionali che sarebbero disponibili a investire nel nostro Paese.

 

C’entra in qualche modo il piano Marchionne per “Fabbrica Italia”?

 

Sì, ovviamente. Ma la questione è più generale: l’Italia è penultima in Europa per capacità di attrarre investimenti stranieri. Peggio di noi fa soltanto la Grecia. Se soltanto fossimo capaci di recuperare il distacco rispetto ai Paesi di mezza classifica, questo significherebbe la possibilità di avere decine di miliardi di investimenti in più sul nostro territorio. Investimenti che porterebbero non soltanto domanda aggiuntiva di lavoro, ma anche innovazione, che significa aumento della produttività e quindi anche possibilità di miglioramento delle condizioni di lavoro.

 

Quindi rafforzamento di tutti i lavoratori nel mercato.

 

Certo. Qualsiasi sindacato serio dovrebbe mobilitarsi per questo obiettivo. Cinque anni fa ho scritto un libro - A che cosa serve il sindacato - proprio per proporre e spiegare questa idea.

 

Che cosa possiamo fare per aumentare la nostra attrattività nel mercato globale dei capitali?

 

Tra le cause della nostra scarsa attrattività ci sono, certo, i difetti delle nostre amministrazioni pubbliche, prima fra tutte quella della giustizia; poi i difetti delle nostre infrastrutture stradali e di comunicazione; e i costi troppo alti dei servizi alle imprese, per difetto di concorrenza nei relativi mercati. Ma tra quelle cause di scarsa attrattività ci sono anche la illeggibilità della nostra legislazione in materia di lavoro, caotica e ipertrofica; e l’inconcludenza del nostro sistema delle relazioni industriali, nel quale o tutti i sindacati sono d’accordo, oppure non si possono stipulare efficacemente contratti aziendali che prevedano piani industriali incisivamente innovativi rispetto ai vecchi modelli. Questi ultimi due ostacoli potrebbero essere rimossi a costo zero per le casse dello Stato e in tempi brevissimi.

 

Veniamo al secondo piano di intervento che lei menzionava prima, quello del miglioramento dei canali di incontro fra domanda e offerta.

 

Recentemente sono stati pubblicati i dati sugli skill shortages nel nostro Paese: le qualifiche professionali per le quali si registra una diffusa mancanza di offerta di manodopera. Sono centinaia di migliaia di posti di lavoro, che restano scoperti pur in presenza di un alto numero di disoccupati e di giovani in cerca di prima occupazione: posti di impiantista, installatore di infissi, falegname, ebanista, panificatore, tappezziere, elettricista, macellaio, esperto informatico, idraulico, e cento altre qualifiche ancora.

 

Un problema specifico riguarda i giovani: precarietà e alto tasso di disoccupazione. Che cosa si può fare per loro?


COMMENTI
31/10/2010 - giovani e maturi (Antonio Servadio)

va benissimo promuovere i giovani, spesso del tutto sprovveduti (ma sempre meno) al momento del diploma. Colpisce però che -apparentemente- nessuno si interessi dei maturi, quei soggetti che recano esperienze fondamentali per il "come" si lavora (la tanto decantata qualità) e per la continuità delle conoscenze. Forse che il giovanilismo che ci affligge con il modus vivendi del "be stupid" e con l'estetismo a tutti i costi si sta sostituendo (anche in politica, anche nel lavoro) alla gerontocrazia di buona memoria ? E' mai possibile che in questo paese si può solo oscillare tra estremi ?

 
29/10/2010 - Da Ichino proposte condivisibili. (Giuseppe Crippa)

Noto con piacere che molte delle idee di Ichino siano condivisibili anche “da destra” e che siano anche coerenti con un’ottica di “sussidiarietà”. Due esempi: La frase di Ichino: “Occorre agire nello stesso tempo su due piani: quello dell’aumento della domanda di lavoro e quello del miglioramento dei canali di incontro fra domanda e offerta nel mercato.” Sarebbe certamente condivisibile anche dal Ministro Sacconi. E l’auspicio di Ichino a trovare un modo per rendere efficace la contrattazione aziendale: “… un accordo interconfederale, firmato da tutti, sui criteri di verifica della rappresentatività nei luoghi di lavoro, che detti una disciplina chiara della legittimazione a negoziare al livello aziendale modifiche alla disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale.” cos’altro è se non un passo nella direzione di una “sussidiarietà sindacale” ? A questo punto mi chiedo: perché le proposte di Ichino non vengono discusse nell’Intergruppo per la Sussidiarietà?