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Lavoro

IDEE/ Ichino (Pd): Marchionne ha ragione, lasciamoci alle spalle gli anni ‘70

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Il discorso qui sarebbe troppo lungo. Ho presentato con altri 54 senatori del Pd due disegni di legge - n. 1872 e 1873 dell’11 novembre 2009 - contenenti un nuovo Codice del lavoro semplificato: tutta la nuova legislazione del lavoro contenuta in 70 articoli di semplice lettura e facilmente traducibili in inglese, in sostituzione di 200 vecchie leggi, che dovrebbero essere contestualmente abrogate. Li si possono scaricare agevolmente, oltre che dal sito del Senato, anche dal mio: www.pietroichino.it.

 

È necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali?

 

Anche questa è delineata in modo molto chiaro e semplice nel nuovo Codice del lavoro: l’idea è di ricondurre la Cassa integrazione guadagni alla sua funzione originaria e nello stesso tempo di rafforzare e universalizzare il sostegno nel mercato del lavoro a chi perde il posto. Il modello è quello della flexsecurity scandinava.

 

Tornando alle relazioni industriali, Pomigliano può essere un modello per tutte le altre imprese italiane?

 

Non avrebbe senso considerare l’accordo stipulato in quello stabilimento come un modello per imprese di dimensioni diverse e di altri settori. Però le questioni che Marchionne ha posto a Pomigliano e a cui quell’accordo dà un inizio di risposta positiva hanno portata generale. In particolare, la questione della validità ed efficacia della clausola di tregua sindacale: il modello di relazioni industriali ispirato al principio della “conflittualità permanente” anni ’70 può e deve essere superato, nell’interesse di entrambe le parti.

 

Cosa pensa del clima sindacale oggi in Italia?

 

È molto teso, a causa della spaccatura fra le confederazioni maggiori. Contribuirebbe fortemente a distenderlo un accordo interconfederale, firmato da tutti, sui criteri di verifica della rappresentatività nei luoghi di lavoro, che detti una disciplina chiara della legittimazione a negoziare al livello aziendale modifiche alla disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale. È proprio l’assenza di una disciplina chiara della materia la causa principale di quel difetto del nostro sistema di relazioni industriali di cui abbiamo parlato all’inizio: la sua inconcludenza, il potere di veto attribuito di fatto ai sindacati minoritari.

 

Il comportamento della Fiom sta mettendo a rischio le relazioni industriali?

 

La metterei in un altro modo: il comportamento della Fiom corrisponde a una visione e strategia sindacale diversissima rispetto a quelle di Cisl e Uil; e anche di un’altra parte, assai rilevante, della Cgil. In un regime di pluralismo sindacale, quale è il nostro, non dovrebbe essere considerato patologico il fatto che visioni e strategie diverse si confrontino e competano tra loro. Il problema, oggi, è che il sistema non è attrezzato per dirimere il contrasto, proprio per la mancanza di quella regola di democrazia sindacale di cui si è appena detto; cosicché, dove il contrasto si manifesta, esso genera paralisi.

 

I sindacati italiani dovrebbero, come qualcuno ha detto, guardare al modello tedesco di relazioni industriali?

 

Se ci riferiamo al modello della Mitbestimmung, ovvero della codecisione nelle aziende di grandi dimensioni, penso che esso difficilmente potrebbe essere trapiantato nella maggior parte delle nostre imprese. Quello che dobbiamo imparare dai tedeschi, ma anche dagli svedesi, dagli olandesi e da tanti altri Paesi del Nord-Europa, è la cultura industriale, che consente di far precedere a qualsiasi negoziato una sessione di confronto tecnico, dalla quale esce un quadro condiviso da entrambe le parti dei vincoli da rispettare e degli obiettivi da perseguire. A quel punto la trattativa sull’organizzazione del lavoro e sulla ripartizione dei suoi frutti tra salari e profitti è molto più facile e ha una probabilità molto maggiore di portare a risultati effettivi.

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COMMENTI
31/10/2010 - giovani e maturi (Antonio Servadio)

va benissimo promuovere i giovani, spesso del tutto sprovveduti (ma sempre meno) al momento del diploma. Colpisce però che -apparentemente- nessuno si interessi dei maturi, quei soggetti che recano esperienze fondamentali per il "come" si lavora (la tanto decantata qualità) e per la continuità delle conoscenze. Forse che il giovanilismo che ci affligge con il modus vivendi del "be stupid" e con l'estetismo a tutti i costi si sta sostituendo (anche in politica, anche nel lavoro) alla gerontocrazia di buona memoria ? E' mai possibile che in questo paese si può solo oscillare tra estremi ?

 
29/10/2010 - Da Ichino proposte condivisibili. (Giuseppe Crippa)

Noto con piacere che molte delle idee di Ichino siano condivisibili anche “da destra” e che siano anche coerenti con un’ottica di “sussidiarietà”. Due esempi: La frase di Ichino: “Occorre agire nello stesso tempo su due piani: quello dell’aumento della domanda di lavoro e quello del miglioramento dei canali di incontro fra domanda e offerta nel mercato.” Sarebbe certamente condivisibile anche dal Ministro Sacconi. E l’auspicio di Ichino a trovare un modo per rendere efficace la contrattazione aziendale: “… un accordo interconfederale, firmato da tutti, sui criteri di verifica della rappresentatività nei luoghi di lavoro, che detti una disciplina chiara della legittimazione a negoziare al livello aziendale modifiche alla disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale.” cos’altro è se non un passo nella direzione di una “sussidiarietà sindacale” ? A questo punto mi chiedo: perché le proposte di Ichino non vengono discusse nell’Intergruppo per la Sussidiarietà?