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Lavoro

IDEE/ 1. Vittadini: il clientelismo nel lavoro si batte con più sussidiarietà

Per uscire dall'impasse in cui si trova il mercato del lavoro, spiega GIORGIO VITTADINI, non bastano le politiche passive, ma nuovi e originali strumenti adottati, in parte, da alcune Regioni

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Nella Prima Repubblica certi politici potenti trovavano lavoro in cambio del fatto che le persone aiutate li avrebbero votati e sarebbero stati a loro disposizione per i più svariati servigi (manifestazioni di massa, iscrizioni al partito, sostegno attivo in campagna elettorale…). Questo fenomeno, a cui è stato il nome di clientelismo, è definitivamente scomparso? Il dubbio rimane di fronte a quanto si fa ancora in certe Regioni e in certi apparati dello Stato per attuare le direttive di certi economisti à la page.

Questi maître à penser, ospiti fissi dei più popolari talk show, editorialisti di punta dei più progressisti giornali, teorizzano che nel mercato del lavoro bisogna operare solo con strumenti di politica passiva attribuendo un salario minimo garantito ai disoccupati e, per il resto, credere nella capacità taumaturgica dei mercati di assorbire nel medio e lungo periodo la disoccupazione, evitando qualunque intervento di politica attiva.

L'esito delle loro direttive è evidente nei settori e nelle Regioni dove è stato attuato: un nuovo clientelismo di Stato, con assunzioni dell'ente pubblico a tempo determinato o indeterminato nei settori più disparati, dalla sanità alle foreste, che però non si impegna per creare lavoro reale e stabile e con effetti disastrosi per il bilancio dello Stato; un asservimento di questi lavoratori ai politici che lo attuano, non diverso da quello della Prima Repubblica; un incentivo alla passività del lavoratore che tende a non cercare un nuovo lavoro vero, o addirittura si oppone a interventi per il ricollocamento in altri settori se ha il sussidio di disoccupazione senza vincoli di formazione o limiti temporali; un indiretto favoreggiamento del lavoro nero per coloro che con il sussidio di disoccupazione decidono di arrotondare senza perdere il sussidio.

Per fortuna i consigli dei nuovi soloni dell'economia sono stati attuati solo in parte e in Italia si è scelta, a livello nazionale e in molte Regioni, una via opposta: quella delle politiche attive per il lavoro contenute nella legge Biagi (colpevolmente ignorata da certi leader politici che l’hanno irragionevolmente equiparata ad un incentivo al lavoro nero); e quella di nuove misure che potrebbero divenire norme se venisse attuato il Libro Bianco sul futuro del modello sociale presentato nel 2009 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e realizzato in accordo con la parte dell’opposizione che fa riferimento alle posizioni sul mercato del lavoro di Tiziano Treu o di Enrico Letta.

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COMMENTI
04/10/2010 - Vittadini e Colombo: teoria e pratica. (Giuseppe Crippa)

Trovo questo articolo di Vittadini particolarmente lucido e concreto. La sua descrizione della realtà dei meccanismi che presiedono al collocamento dei lavoratori è realistica e soprattutto il suo richiamo alla funzione del Sindacato è preciso: la difesa della condizione dei lavoratori già occupati a tempo indeterminato non può più essere perseguita a scapito di chi non riesce a trovare lavoro, giovani in primis. Occorrono davvero “interventi diversi per situazioni diverse”. E’ quanto descrive molto bene Fiorenzo Colombo in un articolo che, certamente non a caso, compare in queste stesse pagine. Una parte non piccola del movimento sindacale, maggioritaria in CISL ed UIL, ne è consapevole ma deve comunque “confrontarsi” con la demagogia nostalgica della maggioranza della CGIL. Si tratta di un confronto non facile che i lavoratori più giovani non dovrebbero lasciare ai più vecchi ma al quale dovrebbero partecipare con le loro idee, libere da vincoli ideologici che hanno fatto il loro tempo.

 
04/10/2010 - Distinzione Pubblico e Privato nel lavoro (GIORGIO TORAZZA)

La sussidierità rischia di creare confusione e promiscuità di ruoli se non prescinde dal "mercato del lavoro" di pertinenza del Privato,dalla sfera del Pubblico, inteso come ambiti da cui lo Stato e le Istituzioni territoriali non possono derogare di esercitarlo direttamente (giustizia,difesa,ordine pubblico,..).E' indubbio che il clientelismo nel mondo del lavoro trova terreno fertile nella cultura del "pubblico è meglio" che giustifica il partito della spesa che forgia nuovi adepti nelle prime, seconde e seguire repubbliche. Di tuttaltre radici culturali e di leva economica in prospettiva è la Sussudiarietà, che trasferisce competenze dal pubblico (che si limita a controllare) al privato che dispensa i servizi in regime di libera scelta. La sussidiarietà nel mondo del lavoro, in particolare nei servizi, sarà la sfida dei prossimi anni e disarticolerà alle fondamenta il partito della spesa e con esso ogni forma di clientelismo, per sostituirlo con l'unico criterio di discernimento rimasto: la meritocrazia.

 
04/10/2010 - Clientelismo (Diego Perna)

….. Questo fenomeno, a cui è stato il nome di clientelismo, è definitivamente scomparso? ...Non è scomparso, anzi per quello che vedo è in forte aumento, ed è insito in un sistema politico che non vuole cambiare rimanendo abbarbicato con ogni tipo di sotterfugio ai privilegi cui non vuole rinunciare. Non faccio nomi, ma tutti conosciamo cosa catalizza l'interesse dei nostri governanti, non sicuramente la questione economiche e dei precari o disoccupati, anzi ad ogni osservazione su questo punto la risposta è sempre la stessa- c'è la crisi globale peggiore dell'ultimo secolo, noi abbiamo mantenuto la disoccupazione all'8,5%, quindi meno che negli altri paesi. Sono milioni di lavoratori, ma è una percentuale, che tenuta sotto controllo, non desta preoccupazioni al potere attuale, pertanto non è un problema, è una vittoria!( rimanendo alle percentuali) Credo che al Sud siamo al 15-20%. Risposta: -Si va beh, ma è un problema di sempre!- La gente che il lavoro lo perde o lo perderà, aumenta l'offerta di questo, e così le leggi di mercato, cui ormai dobbiamo rendere conto a prescindere, fanno sì che ci siano persone che pur di lavorare in nero, accettano stipendi da vera fame. Ma anche questi sono nascosti e pochi in percentuale, non sono problema al governo, non angustiamoci troppo la vita! Continuiamo a ridere e scherzare, almeno chi ha ancora voglia di farlo!