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IDEE/ 1. Vittadini: il clientelismo nel lavoro si batte con più sussidiarietà

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Non si sta certo proponendo di eliminare le politiche passive sul lavoro, fondamentali per tutelare le persone più in difficoltà, ma di riconoscere che in un mercato del lavoro come quello italiano, così complesso e segmentato territorialmente, settorialmente, per posizione professionale e per qualifica, sono fondamentali strumenti come un collocamento più moderno che favorisca l'incontro tra domanda e offerta con strumenti informativi più liberi e capillari; una formazione professionale obbligatoria ai disoccupati per un nuovo collocamento; il sostegno a forme nuove di contratto di lavoro quale il lavoro part-time orizzontale e verticale, il lavoro interinale, i contratti a progetto; una legislazione che favorisca la presenza nel mercato del lavoro, accanto a realtà di diritto pubblico, di realtà di diritto privato, in particolare non profit; l’incentivo alla libertà di scelta formativa dei lavoratori, come quello attuato in Lombardia con strumenti come la dote.

 

Anche perché le capacità taumaturgiche del mercato di assorbire tutta la disoccupazione, semplicemente non esistono, come dimostra il fatto che ormai esistono due mercati del lavoro anche nelle Regioni più sviluppate: il primo, quello delle persone per cui vale lo slogan “dal posto al percorso”, in grado di muoversi autonomamente tra diverse possibilità di lavoro; l'altro, quello delle persone più “deboli”, tra cui molti giovani, coloro che vengono espulsi dal mercato del lavoro a 50 anni, coloro che hanno un handicap fisico o mentale, coloro che non hanno una sufficiente istruzione o formazione professionale, coloro che vivono in Regioni in difficili condizioni economiche, coloro che hanno condizioni familiari particolarmente impegnative che li penalizza sul lavoro.

 

Queste persone rischiano di non entrare mai nel mercato del lavoro in modo sicuro, o di uscirne definitivamente e comunque non saranno mai salvati da un sistema lasciato senza regole. Se si vuole continuare a pensare anche a loro, invece di concentrarsi sulla difesa dei privilegi dei lavoratori di serie A - non giustificati dalla loro produttività o da cause sociali - occorre flessibilità, immaginazione, volontà di graduare interventi diversi per situazione diverse: tutto ciò che gli economisti di certi talk show chiamano “precariato” semplicemente perché ignorano quella realtà che vive fuori dai salotti radical chick dove vivono. Mentre loro discutono, chi può continui a lavorare possibilmente ignorandoli.

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COMMENTI
04/10/2010 - Vittadini e Colombo: teoria e pratica. (Giuseppe Crippa)

Trovo questo articolo di Vittadini particolarmente lucido e concreto. La sua descrizione della realtà dei meccanismi che presiedono al collocamento dei lavoratori è realistica e soprattutto il suo richiamo alla funzione del Sindacato è preciso: la difesa della condizione dei lavoratori già occupati a tempo indeterminato non può più essere perseguita a scapito di chi non riesce a trovare lavoro, giovani in primis. Occorrono davvero “interventi diversi per situazioni diverse”. E’ quanto descrive molto bene Fiorenzo Colombo in un articolo che, certamente non a caso, compare in queste stesse pagine. Una parte non piccola del movimento sindacale, maggioritaria in CISL ed UIL, ne è consapevole ma deve comunque “confrontarsi” con la demagogia nostalgica della maggioranza della CGIL. Si tratta di un confronto non facile che i lavoratori più giovani non dovrebbero lasciare ai più vecchi ma al quale dovrebbero partecipare con le loro idee, libere da vincoli ideologici che hanno fatto il loro tempo.

 
04/10/2010 - Distinzione Pubblico e Privato nel lavoro (GIORGIO TORAZZA)

La sussidierità rischia di creare confusione e promiscuità di ruoli se non prescinde dal "mercato del lavoro" di pertinenza del Privato,dalla sfera del Pubblico, inteso come ambiti da cui lo Stato e le Istituzioni territoriali non possono derogare di esercitarlo direttamente (giustizia,difesa,ordine pubblico,..).E' indubbio che il clientelismo nel mondo del lavoro trova terreno fertile nella cultura del "pubblico è meglio" che giustifica il partito della spesa che forgia nuovi adepti nelle prime, seconde e seguire repubbliche. Di tuttaltre radici culturali e di leva economica in prospettiva è la Sussudiarietà, che trasferisce competenze dal pubblico (che si limita a controllare) al privato che dispensa i servizi in regime di libera scelta. La sussidiarietà nel mondo del lavoro, in particolare nei servizi, sarà la sfida dei prossimi anni e disarticolerà alle fondamenta il partito della spesa e con esso ogni forma di clientelismo, per sostituirlo con l'unico criterio di discernimento rimasto: la meritocrazia.

 
04/10/2010 - Clientelismo (Diego Perna)

….. Questo fenomeno, a cui è stato il nome di clientelismo, è definitivamente scomparso? ...Non è scomparso, anzi per quello che vedo è in forte aumento, ed è insito in un sistema politico che non vuole cambiare rimanendo abbarbicato con ogni tipo di sotterfugio ai privilegi cui non vuole rinunciare. Non faccio nomi, ma tutti conosciamo cosa catalizza l'interesse dei nostri governanti, non sicuramente la questione economiche e dei precari o disoccupati, anzi ad ogni osservazione su questo punto la risposta è sempre la stessa- c'è la crisi globale peggiore dell'ultimo secolo, noi abbiamo mantenuto la disoccupazione all'8,5%, quindi meno che negli altri paesi. Sono milioni di lavoratori, ma è una percentuale, che tenuta sotto controllo, non desta preoccupazioni al potere attuale, pertanto non è un problema, è una vittoria!( rimanendo alle percentuali) Credo che al Sud siamo al 15-20%. Risposta: -Si va beh, ma è un problema di sempre!- La gente che il lavoro lo perde o lo perderà, aumenta l'offerta di questo, e così le leggi di mercato, cui ormai dobbiamo rendere conto a prescindere, fanno sì che ci siano persone che pur di lavorare in nero, accettano stipendi da vera fame. Ma anche questi sono nascosti e pochi in percentuale, non sono problema al governo, non angustiamoci troppo la vita! Continuiamo a ridere e scherzare, almeno chi ha ancora voglia di farlo!