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Lavoro

SOTTO LA LENTE/ Ecco perché la riforma della Cgil va contro i lavoratori

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Nel complessivo la Cgil sembra non essersi accorta di quanto messo già in campo dal Governo, seppure in via emergenziale (ma da confermarsi a breve in una vera e propria riforma), nell’ambito della crisi. L’allargamento della cassa integrazione a settore prima esclusi e a categorie di lavoratori che non ne avrebbero il diritto (si pensi ai lavoratori a progetto) ha ampliato il numero di coloro che hanno ricevuto un sussidio ben oltre le cifre riportate dall’Ires.

 

Se anche istituzioni internazionali come il G20 di Washington e la Commissione Europea hanno riconosciuto che l’Italia ha dimostrato una tenuta occupazionale al di sopra delle medie occidentali, probabilmente l’efficacia dell’attuale sistema di ammortizzatori sociali non è così debole. Si noti che se l’Italia avesse avuto forme di sostegno al reddito tipiche della c.d. flexicurity (che è il modello sotteso a diverse soluzioni individuate dalla CGIL), incentrate sul sussidio di disoccupazione più che sulla difesa del posto di lavoro, ora osserverebbe tassi di disoccupazione superiori di quasi tre punti percentuali.

 

Purtroppo è l’osservazione del dato reale la principale caratteristica che manca alle proposte formalizzate in Corso d’Italia, che pure partono dalla preoccupazione per un criticità concreta. È la soluzione a non esserlo.

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