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Lavoro

IL FATTO/ Ora il lavoro vale un titolo di studio anche per i minorenni

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L’importanza dell’intesa è un altro tassello della lotta alla dispersione scolastica e all’aumento generalizzato delle competenze. Chiariamoci, il percorso principe per i ragazzi minorenni è lo studio, ma non possiamo ignorare la realtà: noi abbiamo in Lombardia ogni anno 6 mila apprendisti minorenni assunti, nonché in Italia circa 130 mila ragazzi che non studiano e non lavorano. L’apprendistato rappresenta per questi giovani un’opportunità per rientrare nel sistema formativo e per acquisire più elevate competenze generali e professionali attraverso il lavoro.

 

In questa prospettiva si deve collocare il giudizio sulla possibilità di abbassamento a 15 anni dell’età minima di accesso all’apprendistato, contenuta nel disegno di legge “Collegato lavoro” che ha da poco ripreso il suo iter con l’approvazione al Senato. Tale previsione non mette in discussione l’obbligo di istruzione fino al sedicesimo anno di età, ma si prefigge di offrire ai giovani un’ulteriore strada per adempiervi. La possibilità di ottenere delle qualifiche grazie all’apprendistato è un aspetto fondamentale, soprattutto nel nostro Paese dove nell’anno scolastico 2006/07 la quota di giovani che abbandonò al primo anno gli studi superiori fu dell’11,4%.

 

Ora, è indispensabile che le parti sociali recepiscano l’accordo in sede di contrattazione territoriale o settoriale, attivando così le assunzioni sulla base di questo rinnovato contratto di lavoro. Potenziare la formazione nell’apprendistato è un valore sia per i ragazzi che si vedono riconosciuta la possibilità di conseguire una qualifica professionale, sia per la società tutta che riduce il numero di drop out e aumenta il livello generalizzato di istruzione della sua popolazione, elemento fondamentale per competere nella cosiddetta società della conoscenza.

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