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Lavoro

SOTTO LA LENTE/ Famiglia e lavoro, un percorso a ostacoli anche per i manager

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Gli applausi riscossi a dieci anni di distanza dal discorso di De Masi - incentrato su una serie di (ottimistiche) previsioni di evoluzione sociale - dimostrano che l’esigenza di un cambiamento delle modalità di lavoro è tuttora forte e sentita. I suoi principali testimoni, i giovani professionisti della creatività (stufi di vedersi trattare - sempre per dirla con De Masi - alla stregua di metalmeccanici), nel frattempo sono cresciuti: non solo hanno consolidato una professionalità meno illusoria di quanto si potesse pensare, ma hanno anche messo su famiglia, confrontandosi con i problemi della conciliazione tra vita e lavoro.

 

Problemi che potrebbero ricavare una spinta decisiva verso la risoluzione, se solo si avverassero alcuni degli auspici del sociologo sulla fine della schiavitù del cartellino. Per questo, a farli annuire entusiasticamente non sono più solo le battute sulle riunioni convocate nel tardo pomeriggio, o le profezie sulla distinzione “finale” tra gli addetti alle mansioni creative e gli addetti alle mansioni ripetitive e manuali; ma anche la prospettiva di poter dedicare buona parte di quel “tempo liberato” alla famiglia, ai figli, a una vita più completa di quanto non sembrasse anche solo dieci anni fa.

 

La notizia è che a questa vita non aspirano più soltanto gli italici “familisti”, ma componenti sociali più vaste, dinamiche e lungimiranti. Queste componenti, che hanno tradizionalmente intravisto nella tecnologia e nell’innovazione lo strumento di trasformazione sociale ed economica, oggi vedono nello stesso strumento la speranza di una riforma - non più ulteriormente procrastinabile - dell’organizzazione del lavoro, nell’ottica di un’istanza più ampia, più piena, più umana.

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