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Lavoro

IL FATTO/ I 250mila nuovi posti di lavoro dell’economia verde

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Le elenco i dieci profili più importanti nella green economy: esperto della progettazione di sistemi rinnovabili, che sviluppa e coordina la progettazione di campi fer; capo cantiere, cioè il responsabile dei lavori di realizzazione di un impianto; manutentore elettrico/meccanico, che è responsabile della manutenzione; installatore eolico/fotovoltaico, che si occupa di realizzare l’impianto; certificatore energetico; energy manager, ovvero la persona che ottimizza i flussi e i consumi energetici in un’azienda; esperto della progettazione di sistemi rinnovabili, cioè colui che sviluppa e coordina la progettazione di campi fer; tecnico commerciale delle energie rinnovabili, che sviluppa le opportunità sul territorio; tecnico della normativa e regolamentazione, che valuta le procedure necessarie e analizza i corretti investimenti; green business developer, ovvero la persona che ricerca e acquista terreni idonei, e a progetto finito vende gli impianti.

 

Se la green economy è un’opportunità di crescita economica e lavorativa per l’Italia, cosa può fare la politica per aiutarla?

 

L’Italia ha dei margini di sviluppo che rischiano di essere mortificati. Occorre creare una stabilità nelle politiche incentivanti e una maggiore chiarezza delle stesse. Servirebbe inoltre una razionalizzazione di tutta la disciplina che oggi norma la realizzazione degli impianti per le fer. Attualmente è infatti molto eterogenea, con differenze a livello regionale. Molto spesso per avere le autorizzazioni per la realizzazione degli impianti servono tempi di attesa molto lunghi, che in alcuni casi sfiorano i 2-3 anni, mentre la media europea è di 6-8 mesi.

 

Non c’è il rischio che la green economy possa essere solo una “bolla”?

 

Questo potrebbe accadere se la percepissimo utile esclusivamente in questa fase di crisi e se la guardassimo come uno strumento capace solo di creare alti tassi di redditività per gli investitori. Se, invece, la green economy viene percepita da tutti per quel che è, cioè un fenomeno culturale, oltre che economico, sicuramente non correremo rischi.

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