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Lavoro

LAVORO/ Oltre il titolo di studio, ecco il vero asso nella manica per i giovani

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Se da un lato, quindi, ci sono posti di lavoro ancora liberi e dall’altra ci sono file lunghissime di precari, qualcosa si dovrà pur iniziare a fare. Per orientare, per aiutare, per portare a conoscenza la realtà di fatto, cioè le reali prospettive occupazionali. Quello che in termini europei si chiama “occupabilità di un titolo di studio”.

 

Inutile poi fare certe manifestazioni (dei sindacati o di partito), magari per chiedere allo Stato “più lavoro”, quando non sono state sviluppate quelle competenze realmente richieste dallo stesso mondo del lavoro. Quanta ipocrisia su questi temi!

 

“Di chi si parla, in una azienda, a scuola, in un gruppo sociale - si chiede ad esempio Celli -, quando si insiste su una politica dei talenti come strumento (e strategia) di individuazione e di promozione dei migliori? E, ancora, che rapporto finirà per esserci tra una popolazione selezionata per eccellere e la maggioranza destinata alla normalità, se non si chiarisce lungo quali assi si disloca il rapporto tra eccellenza e normalità, nella presunzione che si possa trovare un punto di equilibrio mobile (instabile?), una sorta di ottimo provvisorio, che forse massimizza i vantaggi organizzativi?”.

 

La parabola dei talenti ci aiuta ad andare oltre la mera logica selettiva dei migliori: in primo luogo perché ciascuno è chiamato a trovare la propria strada nella vita, a eccellere in ragione del proprio “talento”; poi perché non vi è un identikit uguale per tutti; infine perché la diversità, nella disponibilità comunque a fare gioco di squadra, è sempre una ricchezza. “A ognuno il suo”, e “ognuno è artefice del proprio destino”: non sono solo frasi fatte.

 

Il talento, nella vera accezione, non ha nulla a che vedere con un curriculum. L’aver ottenuto un punteggio di 100 alla maturità (o di 110, se si parla di laurea) non necessariamente significa essere un talento, sia pure potenziale, così come non lo è una persona che esprime fortissime conoscenze nel proprio campo d'azione. Il talento ha a che vedere anzitutto con il saper essere della persona nei confronti degli altri, quindi con le sue capacità di relazione, di interazione e di comunicazione.

 

 

 

 

Talento è la capacità, a partire dalle conoscenze e competenze nel frattempo maturate, di essere sempre disponibile ad andare-oltre, con uno sguardo sempre aperto, umilmente disponibile a imparare da tutti, ma consapevole, per responsabilità, che non ci si può non mettersi in gioco.

 

Le tre caratteristiche di un ragazzo di talento le possiamo così riassumere: un ragazzo che è “sveglio” e attento a tutto l'esperibile, che è disponibile sempre a fare “gioco di squadra” e a “imparare ad imparare” per tutta la vita. Capace quindi di adattamento al cambiamento continuo, disponibile a trasmettere entusiasmo e a lavorare in gruppo.

 

Quando un giovane intuisce questo sarà il migliore investimento di un’azienda, ma, prima ancora, la migliore scelta in prospettiva sociale, politica, personale. Un sentiero di iniziazione alla vera maturità di vita. 

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COMMENTI
13/11/2010 - talentuoso non significa volti alti (Antonio Servadio)

Sono entusiasta di questo articolo, finora uno dei rarissimi che ho trovato in cui trovo rispecchiato il mio pensiero. Del resto non sono affatto idee nuove, soltanto che non sono ragionamento che attecchiscono nel nostro "mondo" (mondicello) scolastico, sopravvive nella perpetuazione di tradizioni chiuse nel proprio eterno "loop" auto-rigenerativo: la scuola è ottimizzata per la produzione di insegnanti, che fanno scuola per produrre altri insegnanti... Si parla tanto di talenti e di come valorizzarli, ma poi il discorso è appiattito sulla solita classificazione di merito scolastico, laddove i presupposti del merito e la natura del talento non vengono indagati e tutto si riduce a rafforzare la quantificazione della resa misurata sui soliti parametri. La scuola non dovrebbe assomigliare a una palestra di culturismo. Il dato di fatto resta: non esiste evidente correlazione tra voti scolastici e percorso di vita o di carriera.