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Lavoro

La scuola fa male a chi la subisce

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I lavori che nessuno vuole

Su 100 posti disponibili per lavorare nell’allevamento dei bovini, dei suini e dei polli quasi 80 restano scoperti. Percentuale che scende di poco per addetti alle pulizie; a 65 per infermieri e ausiliari sanitari (soprattutto delle Rsa); a 42 per i cuochi e addetti di cucina; a 38 per operatori delle costruzioni, dei trasporti e del movimento terra (attrezzature tipo jumbo, sonde, trivelle, frese per la perforazione, gruisti e autogruisti, settore asfalti); a 35 per i diversi lavori artigianali (falegnami, piastrellisti, carpentieri, cementisti, terrazzieri, fornaciai, decoratori, stuccatori, lattonieri, ferraioli, mosaicisti, brasatori…); a 33 per disegnatori, progettisti industriali e cad-cam, montatori meccanici di precisione, addetti al controllo di qualità, addetti agli altiforni; a 32 per operatori «manuali» informatici e telematici; a 29 per gelatai, pasticcieri e sarti; 26 per operatori dei rapporti con i diversi mercati; a 25 per impiantisti elettrici e idraulici; a 21 per estetisti e parrucchieri, tra 10 e 20 a seconda delle zone del paese per macellai e muratori. Solo gli immigrati ormai, e spesso senza alcuna qualificazione in proposito, sembrano disponibili per questo genere di attività lavorative, significativamente indicate con l’espressione «posti in piedi» perché non prevedono una scrivania e implicano il movimento di gambe e mani che portano sudore.

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