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Lavoro

LETTERA/ Un viaggio nel lavoro in Cina, dove i diplomati si vendono all’asta

DANIELE MERLERATI ci descrive la Cina del lavoro e le contraddizioni di un paese con un grande crescita economica

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State pensando di venire a fare business in Cina? Vi state chiedendo com’è la Cina? Beh, secondo la mia esperienza non c’è una risposta, o meglio non ce n’è una sola, perché non c’è una sola Cina ma molte “Cine”.

 

La Cina è un paese ricco di contraddizioni, tradizione e innovazione, ricchezza e povertà, sviluppo e arretratezza. Qualcuno dirà: “Dov’è la stranezza? Ci sono molti Paesi così”. Ma in quante nazioni si può trovare un cliente che ti chiede 12.000 lavoratori temporanei e 2.300 ingegneri? In quale Paese le fabbriche hanno dormitori da 16.000 posti letto (la cittadina dove vivo in Italia, Casalpusterlengo, ha 15.000 abitanti)? In quale Paese ci sono norme contrattuali, salariali e contributive diverse per ogni regione e municipalità, ma anche un governo fortemente accentratore e centralizzato?

Per chi volesse approcciare la Cina come business o come ricerca di personale il mio consiglio è di non improvvisare in stile fai da te, ma di prepararsi bene e almeno in una fase iniziale affidarsi a partner esperti e affidabili. La complessità normativa quindi non è da sottovalutare, ma la vera difficoltà sta nella complessità culturale e di relazioni.

I cinesi raramente fanno domande, è cattiva “mian zi” (reputazione) ed è quindi molto difficile intuire se hanno capito ciò che gli si è spiegato. I cinesi non parlano quasi mai direttamente, ma fanno lunghi giri intorno al punto chiave, e guai a essere diretti, si passa per scortesi. Tutte le decisioni e gli affari si discutono a cena, o meglio dopo cena, ed è importantissimo sedersi al posto giusto e brindare con le persone giuste (gam bei!).

Le relazioni (guan xi) sono fondamentali, senza non si va da nessuna parte. Mai rimproverare una persona se ci sono dei suoi subalterni nella stessa stanza e guai a raccomandare una persona che poi si rivela non all’altezza: la colpa passa direttamente allo sponsor.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la maggiore contraddizione è l’enorme e perenne richiesta di manodopera opposta alla difficoltà di reclutare e trattenere i lavoratori. Ci sono molti fattori che determinano questo problema, alcuni a mio avviso sistemici, altri culturali, ma la causa principale è senza dubbio la scarsa maturità di questo mercato.