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Lavoro

IL FATTO/ Quella "carta d’identità" che può aiutare a trovare lavoro

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Dovrebbe essere la struttura pubblica a farlo. In Finlandia, per esempio, ci sono realtà territoriali pubbliche che si occupano di certificare le competenze acquisite, sulla base di protocolli condivisi.

 

Tornando al problema della disoccupazione, la situazione dei giovani sembra particolarmente difficile. Secondo lei perché?

 

Il problema principale è il mismatching tra domanda e offerta sul mercato del lavoro. In questo momento, a fronte dei pochi posti disponibili, rispetto all’alta domanda, vi sono delle posizioni che non si riescono a coprire. Questo mismatching c’è sempre stato, ma la situazione ora appare più drammatica, perché il mercato del lavoro non cresce. Un dato di Unioncamere è eloquente: nel 2010, le imprese prevedono di non riuscire a coprire circa il 38% delle professionalità che ricercano. Abbiamo quindi un problema strutturale a livello di sistema scolastico.

 

Esattamente di che cosa si tratta?

 

Il mondo del lavoro riceve da quello della scuola professionalità che sono sempre meno in linea con le richieste. C’è, per esempio, un interesse alto per personale con lauree e diplomi tecnici, ma oggi abbiamo una scarsa qualificazione in questo senso degli studenti. Ci sono aree del paese dove i ragazzi che frequentano gli istituti tecnici sono sempre meno, i laureati in ingegneria sono una percentuale ridotta rispetto alle esigenze del mercato e continuiamo ad avere un numero elevato di laureati in discipline dove la richiesta del mercato è bassissima. Occorre quindi intervenire in maniera forte sull’orientamento. Forse un altro esempio può rendere meglio l’idea della situazione: le imprese nella provincia di Treviso collaborano molto con quelle in Germania, eppure le scuole continuano a sfornare troppi studenti che hanno studiato spagnolo e non sanno il tedesco.

 

Che opportunità ci sono oggi per i giovani alla ricerca del primo impiego?

 

Se hanno lauree o diplomi di carattere tecnico ci sono parecchie opportunità, specie se sono flessibili riguardo la disponibilità territoriale. Per esempio, la green economy di cui si parla molto, offre possibilità di lavoro, ma spesso in aree geografiche non agevoli o in condizioni ambientali non facili. Inoltre richiede percorsi di qualificazione e formazione costanti, su cui le aziende si stanno mostrando intenzionate a investire. Se poi si è pronti ad accettare opportunità a tempo determinato, ci sono anche, come detto, degli spazi nel settore manifatturiero, oltre che nell’alberghiero e nella grande distribuzione. Restano alte le possibilità nei call center e ci sono richieste a tempo indeterminato nel campo della moda. Nel settore del credito, infine, c’è domanda di addetti alla cessione del quinto degli stipendi.

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