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IN PIAZZA/ Camusso (Cgil): ecco perché il modello Marchionne non ci convince

Susanna Camusso (Foto Ansa) Susanna Camusso (Foto Ansa)

Noi non rinneghiamo le scelte fatte: in Cgil le decisioni sono frutto di una responsabilità condivisa e non di un leaderismo che non ci appartiene. Dico questo perché non siamo alla ricerca della “discontinuità”. La Cgil ha condiviso le scelte della Fiom per quanto riguarda il rinnovo del contratto dei metalmeccanici fino alla scelta di Pomigliano, passando dalla critica dura alle deroghe imposte da Federmeccanica al contratto nazionale. Ciò che sosteniamo però è che la contrattazione va rilanciata - sull’asse del Sì alle regole e No alle deroghe senza limitarsi alla conservazione, ma ricercando l’innovazione - come lo strumento fondamentale del sindacato ricercando nei risultati le cose da valorizzare.

                     

E verso Cisl, Uil e Confindustria?

 

Quanto a Cisl e Uil diciamo di avviare un percorso comune che parta da una soluzione pattizia sulle regole della rappresentanza e della democrazia. Con il sistema delle imprese, invece, si è aperta una possibilità di discussione, adesso che pare si siano “disamorate” del governo per l’assenza di risposte. Vediamo, misuriamo i contenuti, noi non abbiamo paura di confrontarci con gli altri, non ne abbiamo mai avuta, così come non ci autoescludiamo dai tavoli e non ci sottraiamo al confronto, perché per noi ciò che decide è il merito.

 

Come giudica l’attuale organizzazione del lavoro? Ritiene necessaria una profonda revisione delle sue logiche?

 

Non posso che reputarla vessatoria nei confronti del lavoro. Il modello liberista della finanza e delle precarietà è fallito. Lo avevamo previsto nel 2003: qualcuno ci tacciò come Cassandre, ma il tempo ci ha dato ragione. La crisi economica richiede una radicale revisione delle logiche dell’organizzazione del lavoro, ma soprattutto deve imporre una priorità dalla quale ripartire. Mettiamo da parte le alchimie della finanza, quella fallimentare profezia che credeva di generare soldi attraverso i soldi, e rimettiamo al centro dell’agenda paese il lavoro e la produzione. Sono i motivi che hanno guidato la nostra mobilitazione negli anni, è il motivo per il quale ci ritroveremo in piazza domani per costruire il futuro di un paese migliore, più democratico, più giusto e solidale.

 

Come bisogna affrontare, a suo parere, il problema della disoccupazione e della scarsa produttività del nostro paese?


COMMENTI
26/11/2010 - Ma di chi parla Susanna Camusso? (Rudy Zerbinati)

Non è certo la determinazione che manca a Susanna Camusso, quello che manca è una comprensione della realtà della maggior parte dei lavoratori italiani: quella che opera nelle piccole e medie imprese. In queste realtà infatti il livello di impegno e di coinvolgimento perchè l'azienda vada avanti è molto consistente e come più volte esemplificato sul sussidiario ha già dato luogo a svariate forme organizzative e collaborative. Qui le problematiche sollevate dalla Fiom (o gli atteggiamenti contestati da Marchionne)sono marginali. Il modello di relazioni che funziona, pur con tutti i miglioramenti necessari, esiste già; in queste realtà generalmente i lavoratori non hanno come prima preoccupazione la difesa di diritti acquisiti ma piuttosto che l'azienda funzioni e l'imprenditore, normalmente coinvolto in prima persona nella conduzione, è il primo ad impegnarsi per non lasciare nessuno a casa. Facciano pure la Fiom e spesso anche la CGIL la loro battaglia di retroguardia ma almeno non pensino di rappresentare realmente il mondo delle persone che lavorano.