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IL FATTO/ Quella creatività delle imprese che aiuta a battere la crisi

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Il tessuto imprenditoriale italiano, composto in prevalenza da realtà piccole o piccolissime, sta dimostrando grandissima creatività. Incontriamo di continuo realtà che hanno deciso di cambiare rotta e puntare su settori promettenti invece di piangersi addosso. E i risultati sono interessanti.

 

Tendenza al cambiamento, quindi. Ma in quali settori principalmente?

 

Soprattutto gli imprenditori più giovani sono disposti a cambiare. Sono convinto che l’Italia abbia sempre avuto una capacità straordinaria di trasformare le idee in opportunità concrete, in prodotti e progetti. Penso alle energie rinnovabili, dall’eolico alla mobilità sostenibile, dalle biomasse alle nuove frontiere di controllo dei pannelli fotovoltaici. Insomma: crisi sì, ma c’è chi si muove e non sta certo aspettando che questo periodo drammatico finisca. Interessanti iniziative nascono anche nell’alimentare, nei nuovi stili di consumo.

 

Come risponde il mondo del credito? C’è più attenzione nei confronti delle Pmi?

 

È un argomento ancora molto delicato, la sfida lanciata dalla crisi è ancora aperta. Se il sistema creditizio o dei fondi d’investimento non darà fiducia alle nuove iniziative dell’imprenditoria italiana si creeranno molte difficoltà, è chiaro che l’aspetto finanziario non è secondario, anzi. Vedo oggi molta cautela, molta prudenza. È giusto, ovviamente. Ma bisogna ritrovare un equilibrio che si è rotto. L’appello che la politica e le associazioni rivolgono alle banche è fondamentale.

 

Quali novità intravede sull’orizzonte del dopo crisi?

 

Alcune iniziative industriali tradizionali - penso per esempio al mondo della meccanica - stanno cominciando a valutare l’opportunità di tornare in Italia. Per produzioni numerose non è possibile, ma quando il numero di pezzi non è elevato, come quando si tratta di occuparsi di design o prototipi, la tendenza è il ritorno: il controllo della qualità e il risparmio sui costi di trasporto e sui tempi hanno impatti vantaggiosi. Vedo comunque piccoli e grandi sforzi imprenditoriali che genereranno una nuova economia, completamente diversa da quella di oggi.

 

Cosa chiederebbe alla politica?

 

Vedo come positivi i dati sulla cassa integrazione. Ma se questa è una risposta emergenziale, sarebbe forse interessante cominciare a capire se una parte di queste risorse economiche possa essere indirizzata verso nuove soluzioni produttive. È importante favorire le politiche attive. L’Italia si sta ponendo nella direzione giusta, ora si tratta di percorrere questa strada fino in fondo e far sì che lo sviluppo delle politiche attive diventi la regola. 

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