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Lavoro

L'INTERVISTA/ 2. Sacconi: uno Statuto per liberarci dal "ricatto" della grande fabbrica

In Italia sono tanti i temi in discussione legati al mondo del lavoro. MAURIZIO SACCONI li affronta in questa intervista con il sussidiario

Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)

In Italia il Pil ha ricominciato a crescere, dopo un’annata decisamente negativa. Tuttavia la disoccupazione resta un problema serio nel nostro Paese, così come nel resto del mondo. Esistono poi altre sfide aperte in Italia sul tema lavoro, dal cosiddetto “modello Marchionne”, che ha ripercussioni anche sul mondo sindacale, alla stesura dello Statuto dei lavori. Un progetto, quest’ultimo, su cui punta molto il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, protagonista di questa intervista.

 

Ministro, al di là del balletto sulle cifre, la disoccupazione resta un problema serio per l’Italia. Come affrontarlo?

 

I dati sulla disoccupazione rimangono certamente al centro della nostra attenzione, ma oggi sarebbe colpevole non riconoscere quel differenziale positivo rispetto alla media europea. Per quanto pregevole nelle intenzioni, la stima del sottoutilizzo del capitale umano effettuata da Bankitalia che include disoccupati, cassintegrati e scoraggiati, non rappresenta un calcolo alternativo al tasso di disoccupazione che, definito da Eurostat e applicato in tutta Europa, rappresenta il benchmark di riferimento internazionale. Se è vero che la disoccupazione resta elevata è anche vero che le imprese denunciano posti vacanti con un rapporto dieci a uno. C’è un forte divario tra le richieste dal mercato del lavoro e le competenze dei lavoratori e spesso, anche con le necessarie competenze, chi cerca e chi offre lavoro faticano a incontrarsi. In un contesto come questo l’eccesso di sussidi può rallentare la spinta a migliorarsi o a cercare un altro lavoro. Le tradizionali politiche, orientate a proteggere il reddito, vanno affiancate da servizi rivolti all’aggiornamento, alla conversione delle competenze, da un sistema educativo e formativo capace di adattarsi a un mondo che cambia più velocemente e da strumenti che facilitino la circolazione delle informazioni come il neonato portale “clic lavoro”.

I giovani sono certamente i soggetti che più risentono dei problemi occupazionali. Quali possono essere gli interventi utili per affrontare questo problema?

 

I dati ci dicono che in tutto il mondo sono i giovani a pagare il maggior prezzo della disoccupazione. Ciò vale anche in Italia. I nostri giovani approdano nel mondo del lavoro tardi e forse anche per questo, sbagliando, spesso sono restii ad accettare, anche temporaneamente, lavori che vedono come sotto qualificati, cosa che non accade in altri Stati. Gli studenti di oggi rappresentano la forza lavoro del domani. Su di essi bisogna agire per prevenire quei tipici fenomeni molto italiani che potremmo definire “disadattamento scolastico” e “disallineamento formativo”. È necessario orientare i ragazzi sulle prospettive occupazionali dei percorsi scolastici che stanno per intraprendere, formarli in funzione dei bisogni effettivi del mercato (in questa direzione va la riformulazione su base provinciale e scadenza trimestrale dell’indagine Excelsior voluta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) e soprattutto incentivare esperienze on the job. Anche perché il forte dinamismo che qualifica la nostra società rende necessario alla persona di dotarsi di competenze e di abilità che gli permettano di adeguarsi alla velocità con la quale cambia il mercato del lavoro.

Il mercato del lavoro sembra richiedere più mobilità. In che modo le persone possono essere aiutate a conoscere meglio le opportunità lavorative e a essere supportati nei momenti di passaggio da un’occupazione all’altra?


COMMENTI
07/11/2010 - Ministro Sacconi, buon lavoro! (Giuseppe Crippa)

Ancora una volta ho il piacere di constatare che il Ministro Sacconi è persona all’altezza del ruolo che ricopre. Forse difetta un poco la chiarezza di esposizione, ma la materia non è facile e più ancora la permalosità della CGIL, da sempre al di sopra della norma, non abbisogna di ulteriori pretesti che una esposizione più chiara delle innovazioni necessarie al sistema potrebbe fornire. E’ necessario, e più ancora è doveroso, dare le stesse tutele a tutti i lavoratori (precari e non, di piccole imprese e non), e se questo comporta la riduzione di tutele che si sono nel tempo trasformate in privilegi, occorre procedere comunque. Ma non possiamo chiedere questo al governo dell’on. Berlusconi che ha, oltre ai suoi problemi, ben altre priorità in testa, e neppure ad un ipotetico governo sostenuto da populisti di sinistra. Solo un governo di altra matrice e profilo, in un futuribile (ma quanto?) “dopo Berlusconi”, potrebbe cimentarvisi, ed allora mi auguro che Sacconi, sopravvissuto alle macerie del crollo del PdL, possa farne attivamente parte.