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L'INTERVISTA/ 2. Sacconi: uno Statuto per liberarci dal "ricatto" della grande fabbrica

Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica) Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)

In un mercato del lavoro sempre più flessibile è fondamentale dotare gli attori di strumenti di placement adeguati, in grado di collegare le informazioni tra domanda e offerta in tempi strettissimi. Già la legge Biagi assegnava, per esempio, agli atenei il compito di sostenere i propri laureati nella fase di inserimento nel mercato del lavoro attraverso adeguati strumenti. Anche ora incoraggiamo la creazione di efficienti uffici di placement nelle nostre università e nel Collegato Lavoro abbiamo formalizzato l’obbligo per gli Atenei di rendere pubblici i cv dei laureati. Più recentemente il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha attivato il portale istituzionale clic lavoro che consente a cittadini e imprese di pubblicare candidature e offerte di lavoro, facendo da punto di sintesi tra i molteplici motori di ricerca per il matching tra domanda e offerta presenti in rete.

 

Gli ammortizzatori sociali sono stati aumentati ed estesi a lavoratori e imprese che prima non ne beneficiavano. Crede che necessitino comunque di una riforma? La Cgil recentemente ne ha proposta una: cosa ne pensa?

 

La proposta della Cgil, che mira a istituire un sistema di ammortizzatori sociali universale e realizzato attraverso un impianto su base assicurativa, va bene se unita a un sistema autosostenibile che poggi sulla contribuzione. Questa proposta è ispirata al sistema che noi stessi abbiamo progettato e che nel tempo stiamo affinando (si pensi agli interventi straordinari con gli ammortizzatori in deroga). La razionalizzazione degli ammortizzatori sociali dovrà essere coerente con il completamento dello Statuto dei lavori che abbiamo in cantiere. Anche per il 2011 le risorse saranno più che sufficienti per proteggere il reddito, che è un obiettivo primario. Accanto a questo dobbiamo sempre di più riuscire a integrare le forme di protezione del reddito con l’accompagnamento della persona a una forma di attività o formativa o lavorativa. Non si dimentichi, comunque, che il nostro sistema di ammortizzatori che tanto è stato denigrato da economisti ed “esperti” ha permesso all’Italia di attraversare la crisi con tassi di disoccupazione più bassi di quelli europei, poiché predilige la difesa del posto di lavoro piuttosto che il sussidio (passivo) di disoccupazione.

 

Lei ha annunciato che entro fine anno presenterà lo Statuto dei lavori. Ci può anticipare come sarà?

 

Quarant’anni fa lo Statuto dei lavoratori fu voluto dai riformisti e contestato dai comunisti e divenne uno strumento che per molti anni si è rivelato funzionale a incoraggiare un lavoro di qualità. Si tratta però di un testo di matrice pubblicista e statualista, che inevitabilmente riflette assetti di produzione dominati dalla grande fabbrica industriale ora superati. A distanza di quarant’anni possiamo pensare a una regolazione di legge più essenziale, riferita ai diritti fondamentali nel lavoro, che devono essere necessariamente riconosciuti a tutte le persone. Fermi i diritti, le singole tutele potranno invece essere rinviate alla responsabilità delle parti sociali e alla loro capacità di reciproco adattamento nei diversi contesti territoriali, settoriali, aziendali. In questo modo è possibile conciliare le esigenze della competitività con quelle della promozione di un lavoro di qualità. La sfida è la stessa del 1970: superare una mentalità di mera conservazione dell’esistente per formalizzare un sistema di tutele moderne tali da consentire il pieno sviluppo della persona attraverso il lavoro e nel lavoro.

 

Il Collegato lavoro ha ricevuto critiche, in particolare sull’arbitrato. Cosa ne pensa?


COMMENTI
07/11/2010 - Ministro Sacconi, buon lavoro! (Giuseppe Crippa)

Ancora una volta ho il piacere di constatare che il Ministro Sacconi è persona all’altezza del ruolo che ricopre. Forse difetta un poco la chiarezza di esposizione, ma la materia non è facile e più ancora la permalosità della CGIL, da sempre al di sopra della norma, non abbisogna di ulteriori pretesti che una esposizione più chiara delle innovazioni necessarie al sistema potrebbe fornire. E’ necessario, e più ancora è doveroso, dare le stesse tutele a tutti i lavoratori (precari e non, di piccole imprese e non), e se questo comporta la riduzione di tutele che si sono nel tempo trasformate in privilegi, occorre procedere comunque. Ma non possiamo chiedere questo al governo dell’on. Berlusconi che ha, oltre ai suoi problemi, ben altre priorità in testa, e neppure ad un ipotetico governo sostenuto da populisti di sinistra. Solo un governo di altra matrice e profilo, in un futuribile (ma quanto?) “dopo Berlusconi”, potrebbe cimentarvisi, ed allora mi auguro che Sacconi, sopravvissuto alle macerie del crollo del PdL, possa farne attivamente parte.