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Lavoro

L'INTERVISTA/ 2. Sacconi: uno Statuto per liberarci dal "ricatto" della grande fabbrica

Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)Maurizio Sacconi (Foto Imagoeconomica)

Con il Collegato lavoro abbiamo tentato di facilitare la risoluzione delle controversie di lavoro. Saranno tuttavia i contratti collettivi di lavoro a regolare la materia secondo quanto concordato con tutte le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, tranne la Cgil. Il diritto sostanziale del lavoro non è stato minimamente toccato. Ora i lavoratori hanno un’opzione in più per fare valere i loro diritti. Un’opportunità a vantaggio soprattutto di quelli che non sono tutelati da altre norme del nostro ordinamento. L’arbitrato per equità offre una più tempestiva soluzione dei conflitti di lavoro in un Paese gravato da un contenzioso enorme: 1,5 milioni di cause pendenti cui si aggiunge un flusso di 400mila nuove cause l’anno per una durata media dei giudizi che va dai cinque ai sette anni se il procedimento arriva in Cassazione.

 

Si parla molto del cosiddetto “modello Marchionne”. Ritiene che quanto sta dicendo e facendo l’ad di Fiat possa contribuire a un cambiamento positivo per l’Italia?

 

L’accordo di Pomigliano rappresenta uno dei simboli del nuovo sistema di relazioni industriali che si concretizzano attraverso accordi decentrati, la cui prerogativa è l’adattabilità al territorio e alle aziende. La nostra ambizione è una collaborazione fra Stato e Società, una collaborazione sulle politiche del lavoro, fra istituzioni, parti sociali, imprenditori e lavoratori, soggetti capaci di comprendere il cambiamento. Qualcosa si sta già muovendo. Basti guardare ultimamente al ruolo dei sindacati che stanno dimostrando di cogliere il cambiamento richiesto dalla fase di transizione in atto e di volerla governare, anche scontando un complicato dialogo con i propri iscritti.

“Meno stato e più società” è il contesto nel quale le aziende e le organizzazioni sociali non sollecitano più solo sussidi pubblici, ma chiedono innanzitutto spazio per prendersi responsabilmente a carico la costruzione di nuovi paradigmi di sviluppo. I corpi intermedi non appaiono più aggrappati ai bilanci pubblici, come in passato, ma capaci di organizzarsi liberamente per determinare maggiore produttività, e quindi maggiore reddito, nonché welfare privato per gli associati. In questo contesto la Fiat guidata da Marchionne nella vicenda di Pomigliano ha fatto da apripista.

 

Imprese e sindacati hanno elaborato un “patto sociale” per sottoporlo al Governo. Tra i punti anche alcuni che riguardano lavoro, salari, ammortizzatori sociali. Cosa ne pensa?

 

Il tavolo tra le parti sociali è stato certamente un positivo esempio di relazioni di lavoro finalmente partecipative. Ho sempre sottolineato la fiducia nei corpi intermedi. Come ho recentemente scritto nel Piano triennale del lavoro, credo nella loro funzione sussidiaria per il conseguimento di obiettivi di maggiore produttività e coesione sociale. I documenti prodotti dal “patto sociale” sono sicuramente interessanti, sebbene pongano delle richieste di spesa pubblica che, pur meritando la massima considerazione, vanno lette nell’ambito delle limitatissime possibilità di bilancio attuali e ben conosciute da tutti. I titoli sono condivisibili, ma per noi è complessa la quadratura del cerchio.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
07/11/2010 - Ministro Sacconi, buon lavoro! (Giuseppe Crippa)

Ancora una volta ho il piacere di constatare che il Ministro Sacconi è persona all’altezza del ruolo che ricopre. Forse difetta un poco la chiarezza di esposizione, ma la materia non è facile e più ancora la permalosità della CGIL, da sempre al di sopra della norma, non abbisogna di ulteriori pretesti che una esposizione più chiara delle innovazioni necessarie al sistema potrebbe fornire. E’ necessario, e più ancora è doveroso, dare le stesse tutele a tutti i lavoratori (precari e non, di piccole imprese e non), e se questo comporta la riduzione di tutele che si sono nel tempo trasformate in privilegi, occorre procedere comunque. Ma non possiamo chiedere questo al governo dell’on. Berlusconi che ha, oltre ai suoi problemi, ben altre priorità in testa, e neppure ad un ipotetico governo sostenuto da populisti di sinistra. Solo un governo di altra matrice e profilo, in un futuribile (ma quanto?) “dopo Berlusconi”, potrebbe cimentarvisi, ed allora mi auguro che Sacconi, sopravvissuto alle macerie del crollo del PdL, possa farne attivamente parte.