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LAVORO/ Treu (Pd): caro Tremonti, senza sviluppo a che serve il rigore sui conti?

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Va rilevato che le parti si domandano anzitutto cosa possono fare loro per questi obiettivi. Anche questa è una novità positiva. Per la crescitasindacati e imprese indicano diverse iniziative, dalla creazione di una rete dell’innovazione come partner del sistema pubblico di ricerca, a progetti innovativi congiunti fra pubblico e privato, a programmi di finanza privata per la R&S. Per stimolare la produttività e per sostenere le retribuzioni dei lavoratori sottolineano l’importanzadi una contrattazione checolleghidi più gli aumenti retributivi ai risultati aziendali. Per quanto riguarda l’occupazione ribadiscono l’impegno congiunto per il potenziamento della formazione professionale, dei contratti di inserimento e di apprendistato.

 

Tutti questi impegni, per non rimanere sulla carta (come è stato altre volte) presuppongono coerenza e collaborazione fra leparti. Non è banale ricordarlo, perché si richiede un cambio di passo e di clima rispetto a quanto è prevalso finora. Ma la gravità della crisi imponela volontà di abbandonare spiriti partigiani, di superare pregiudiziali divisive e di saper cambiare insieme. Questo è lo spirito iniziale scritto nel patto; ora deve tradursi nella pratica, che sarà difficile e non breve, perché così è la crisi.

 

Se questo vale per le parti sociali non riguarda solo loro, perché gli obiettivi del patto e la ripresa del paese coinvolgono direttamente la responsabilità del governo e della politica. La sussidiarietà integra ma non sostituisce il ruolo delleistituzioni. Anche qui occorre un cambio di passo. Il governo deve uscire dall’inerzia su questi temi: l’economia non può rimanere incustodita come denuncia anche Bonanni. Tanto meno nel mezzo della crisi.

 

Il programma nazionale di riforma approvato dal consiglio dei ministri, come richiesto dall’Europa, richiama gli obiettivi dei documenti europei, ambiziosi e lontani dalle nostre attuali situazioni: siamo indietro nella lotta agli abbandoni scolastici, nell’ incremento degli investimenti in ricerca e in istruzione superiore, nella crescita dell’occupazione (qui l’obiettivo europeo è il 75%di tasso di occupazione, mentre noi siamo al 56%). Pur se generica, la bozza di programma presupporrebbe misure coraggiose.

 

Il primo pacchetto proposto dal Ministro dell’economia è minimalista eal disotto delle aspettative, come mostrano i contrasti fra gli stessi ministri. Senza un più deciso sostegno allo sviluppo non può reggere neppure l’equilibrio dei conti: e i rischi paventati da Draghi si aggravano. Per questo l’appello delle parti sociali va raccolto con più coraggio dal governo, se vuol dimostrare di essere utile. E va sostenuto da tutte le forze politiche, anche dell’opposizione.

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COMMENTI
08/11/2010 - TREU il rigore dei conti (alberto servi)

ll rigore nei conti serve per non aumetare il debito, vendere i Bot per poter pagare gli stipendi e non precipitare. Ben vengano proposte illuminate sul possibile ma all'ombra del rigore !