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LA STORIA/ Boglione (BasicNet): senza un "sogno" non c'è profitto

ADRIANO MORAGLIO parla di Marco Boglione, imprenditore, convinto dell'importanza per i giovani di questa attività oggi quasi disprezzata e di cui non si coglie più l'importanza

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“C’è sempre più bisogno di imprenditori perché un paese possa competere. E mentre non c’è nessuno che abbia mai messo in dubbio la necessità di avere dei manager, qualcuno invece sembra che abbia ipotizzato di poter fare a meno proprio degli imprenditori. Da sostituire, magari, soprattutto nelle grandi aziende, con professori o banchieri contornati da assistenti. Ma se non ci sono imprenditori, che sono quelli che sognano di più, che innovano trasgredendo, come competiamo? E dobbiamo aver presente che la concorrenza oggi non è più solo tra imprese o tra paesi, ma addirittura tra pezzi di mondo”. Con schiettezza, senza giri di parole, Marco Boglione, presidente di BasicNet (la società titolare dei marchi Kappa, Robe di Kappa, K-Way, Superga, Jesus Jeans e Anzi Besson), ha parlato la scorsa settimana alla Scuola d’impresa della Compagnia delle Opere davanti a un folto gruppo di manager di aziende e banche, attive a Milano.

Ha ripreso con questi termini la sua battaglia per la riaffermazione del ruolo dell’imprenditore nel nostro paese e nell’immaginario giovanile. Battaglia che ha cominciato nel 2009 con l’uscita del suo libro (scritto con me a quattro mani per Basic Edizioni) intitolato “Piano piano che ho fretta - Imprenditore è bello”, in cui racconta la sua avventura imprenditoriale, e in questi giorni ripubblicato da Itaca nella collana “Persone e imprese”.

“Da parecchio tempo - dice Boglione nel capitolo dedicato ai giovani - sento il bisogno sempre più forte di contestare i luoghi comuni con i quali vengono presentati gli imprenditori attraverso un caleidoscopio di interessi politici, morali e mediatici di ogni genere. Con il risultato che, alla fine, i giovani, nella maggior parte, sognano sin da bambini di fare i calciatori o le veline e in pochi, troppo pochi, di creare delle aziende, di farle crescere e di diventare leader nel mondo degli affari. E tutto questo, secondo me, con conseguenze catastrofiche per l’economia e per il progresso sociale del nostro paese”.