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LA STORIA/ Boglione (BasicNet): senza un "sogno" non c'è profitto

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Nessun grande imprenditore, ha sottolineato Boglione, “è partito coi soldi, questo mestiere non è arido, non è fatto da gente che sfrutta per il guadagno. Essere imprenditore è bello e avvincente e per farlo occorre non avere paura della paura. La paura è positiva, ci vuole”. Come invertire questa visione distorta della figura dell’imprenditore? Con l’educazione. “Bisogna coltivare una stima del ruolo dell’imprenditore parlandone alle giovani generazioni, sin da bambini. Ci vorrebbero film, persino cartoni animati”.

“Io - dice nel libro - sono stato fortunato. Se l’ambiente familiare, scolastico e sociale nel quale sono cresciuto fosse stato quello di molti miei amici - aspirazione a un posto fisso, attenzione a non farsi sfruttare, non mettere mai tutto in gioco, con l’aggiunta di tentazioni latenti di modelli sociali alternativi all’economia di libero mercato e al capitalismo - probabilmente non avrei neppure provato a diventare un imprenditore”.

Più ci sono imprenditori, aggiunge Boglione, “più c’è bene comune per le nostre città. E allora posso ben dire che il mio contributo al bene comune è la mia azienda, con le 450 persone impiegate e le tremila coinvolte a livello mondiale; gli imprenditori che creano bene comune hanno come risultato la resa economica della loro attività”. Quanto al rapporto coi manager il patron di BasicNet ha le idee chiare: “Non c’è contrapposizione, semmai continua integrazione. Dirò di più: il sogno di ogni imprenditore è di vedere la sua azienda completamente managerializzata. Perché solo così può dedicarsi interamente al ruolo che gli compete: quella vision senza la quale l’azienda non ha mete e non può competere”.

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