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LAVORO/ Ecco la mossa di Marchionne per tagliar fuori il sindacato "cattivo"

Un eventuale contratto aziendale a Mirafiori, spiega FIORENZO COLOMBO, potrebbe togliere alla Fiom ogni possibilità di rappresentanza

Lo stabilimento di Mirafiori (Foto Ansa) Lo stabilimento di Mirafiori (Foto Ansa)

Credo abbia ragione Raffaele Bonanni quando afferma che si può discutere di tutto, di regole, di retribuzioni, di orari di lavoro, di diritti sindacali ovvero della possibilità di realizzare un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il settore Automotive: una filiera produttiva che vada dall’assemblaggio finale di una vettura risalendo per i materiali, gli accessori, i semilavorati. Nella sostanza, un contratto solo per la Fiat e per le aziende del suo indotto produttivo.

Se non si trattasse del “fatidico e messianico” contratto dei metalmeccanici sarebbe un fatto normale, nelle cose sindacali si definirebbe un fatto “fisiologico”; purtroppo siamo in questa realtà, immersi in una questione che si chiama Fiat (con il peso dell’azienda in Italia e nel mondo), con un manager del calibro di Sergio Marchionne, al quale tutto si può rimproverare, salvo di non essere chiaro ed esplicito negli intendimenti, negli obiettivi e nel segnalare i vincoli posti dalla competizione, stretta nell’equilibrio tra qualità dei prodotti, costi e valore aggiunto generato.

Ma perché ha ragione Bonanni, quando segnala che tutti i sindacati sono disponibili a tutto (meno una Organizzazione), salvo che a discutere “a vuoto”? Perché, pur comprendendo i pesanti problemi di mercato del settore, Marchionne deve indicare una volta per tutte cosa intende fare in Italia (la famosa Fabbrica Italia), con la spiegazione di come vengono spesi i 20 miliardi di euro annunciati (e stanziati?): quali modelli, in quali stabilimenti, con quali assetti produttivi e di turni e con che tempi le persone rientrano al lavoro dalla cassa integrazione.

Anche il Presidente degli industriali chimici, Giorgio Squinzi, in una recente intervista sul Corriere della Sera, ha invitato Marchionne a investire molto di più in R&S, a usare fino in fondo i talenti e le potenzialità presenti nel perimetro Fiat sul terreno dell’innovazione, evitando di seminare ulteriori incertezze sul destino degli impianti italiani. La percezione che non tutto sia stato dichiarato (vedi i destini di Alfa Romeo) serpeggia tra i sindacalisti e gli analisti, tra politici e banchieri, e in questo senso, nell’incertezza che riguarda migliaia di persone e di famiglie, perché discutere mettendo il carro davanti ai buoi?