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Lavoro

LAVORO/ Ecco la mossa di Marchionne per tagliar fuori il sindacato "cattivo"

Lo stabilimento di Mirafiori (Foto Ansa)Lo stabilimento di Mirafiori (Foto Ansa)

La cassa integrazione, in questa fase, è massicciamente utilizzata in una parte degli stabilimenti del gruppo, Pomigliano e Mirafiori comprese e, di conseguenza, le uscite del manager italo-canadese-americano vengono percepite come il gioco del cane che si morde la coda, dando fiato e sponda a chi ha abbandonato i tavoli sindacali, a chi si oppone a un utilizzo crescente degli impianti, unica vera chance italiana per garantire produttività del lavoro e produzioni a costi accettabili, oltre che occupazione stabile e retribuzioni più robuste per gli addetti.

 

Se la Fiat esce da questa fase, non solo chiedendo a Confindustria e sindacati diverse regolazioni dei rapporti di lavoro in nuovi contratti collettivi, ma dichiarando i propri piani realisticamente e concretamente, forse la situazione si sbloccherebbe e tutti avrebbero la misura di quanto chiedere e quanto concedere, nucleo essenziale della contrattazione sindacale.

 

In questo senso, le dinamiche emerse nelle recenti settimane permettono di affermare che la sfida posta va oltre il normale e fisiologico rapporto sindacale: le questioni richiamate sul contratto dell’auto pongono un problema di qualità della rappresentanza sindacale, in un gioco sicuramente pesante, che metterà Cgil e Fiom di fronte a scelte radicali, anche per il loro futuro.

 

La nuova società Fiat-Chrysler (newco), a cui saranno conferiti gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano con relativo personale, non sarà associata a Confindustria e a Federmeccanica (rientrerà, forse, una volta realizzata la nuova associazione di settore dell’auto); in questo senso non sussisterà l’obbligo di rispettare e applicare gli accordi sulla rappresentanza sindacale (accordi interconfederali sulle RSU del 1993) e il contratto nazionale dei metalmeccanici. La newco chiederà ai sindacati (da qui gli incontri di questi giorni in Federmeccanica) di predisporre un contratto specifico per l’auto, con maggiori flessibilità nell’utilizzo degli impianti; di fronte al diniego già annunciato dalla Fiom, si perseguirà l’idea di un contratto “aziendale” (a cui probabilmente aderiranno Fim, Uilm, Fismic e Ugl) e a quel punto la Fiom non potrà essere presente e rappresentata nella nuova azienda. Questo sindacato non avrà più la possibilità di sedersi al tavolo delle trattative, non potrà indire assemblee, non godrà di diritti e permessi sindacali retribuiti, ecc.