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IDEE/ Il lavoro è cambiato, ma le persone quanto sono disposte a cambiare?

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È uno sguardo realista sull’uomo e sul suo desiderio costitutivo, una condivisione sin nel dettaglio tra persone che porta a quelle relazioni buone che rendono praticabili i percorsi di sviluppo, facendo leva sul desiderio del singolo soggetto attivo. Così diviene un po’ più possibile che ognuno giunga ad avere il suo lavoro. Come scrive significativamente T.S. Eliott, “in luoghi abbandonati/ Noi costruiremo con mattoni nuovi/ Vi sono mani e macchine/ E argilla per nuovi mattoni/ E calce per nuova calcina/ Dove i mattoni sono caduti/ Costruiremo con pietra nuova/ Dove le travi sono marcite/ Costruiremo con nuovo legname/ Dove parole non sono pronunciate/ Costruiremo con nuovo linguaggio/ C’è un lavoro comune/ Una Chiesa per tutti/ E un impiego per ciascuno/ Ognuno al suo lavoro”.

 

L’educazione al lavoro

Gi Group ha deciso quest’anno di investire su una Academy che ha la mission di contribuire a sviluppare la cultura e il mercato del lavoro in Italia, perché abbiamo la consapevolezza di avere una responsabilità nei confronti di numerosissimi portatori di interesse e perché sappiamo che “c’è cultura nel fare”. Sappiamo che non solo il modo con cui far crescere il nostro gruppo, ma anche quello di contribuire allo sviluppo del mercato del lavoro e di creare opportunità per uomini e imprese non è demandabile alle istituzioni, che pure in certa parte hanno dato il loro contribuito, sia con un sostegno al reddito che con politiche attive e strumenti legislativi.

 

Siamo una compagine privata e dunque attenta al conto economico, ma sappiamo anche che ciò che facciamo è di pubblica utilità, può essere utile per ciascuno, e cercare di farlo al meglio ci sembra il miglior contributo che possiamo dare a noi stessi e a tutti: a patto che ci si aiuti a essere realisti. Sviluppare il mercato del lavoro, contribuendo a definire e comunicare nuovi scenari, strategie e strumenti di crescita, è indispensabile in un Paese come il nostro, ma la sfida che attende ciascuno di noi è soprattutto quella di percepirsi in cammino e di puntare sull’educazione.

 

Dico questo perché mi sembra ci sia molta confusione quando si pensa a cosa sia il lavoro nella vita di ciascuno: incontro talvolta molta esaltazione e spesso, purtroppo, molta rassegnazione o anche forte demotivazione, dettate non solo dalla situazione di crisi che stiamo attraversando, ma da una fatica personale a mettere le cose al proprio posto, nella giusta proporzione. E questo probabilmente accade perché siamo portati a pensare alla nostra realizzazione in termini irrealistici, parziali e un po’ idolatrici: ci concepiamo al perenne e affannoso inseguimento di una riuscita autonoma, da conseguire possibilmente senza fatica, e che dovrà avvenire sempre in un momento successivo. E così saltiamo l’urgenza dell’istante, della nostra reale situazione: non ci mettiamo nelle condizioni di desiderare un compimento autentico, che coinvolga tutto il nostro io.

 

Può sembrare strano fare affermazioni di questo tipo mentre c’è un’emergenza “posto di lavoro”, ma senza aver chiaro il significato di ciò che facciamo, del nostro lavoro di uomini, siamo condannati a non essere mai protagonisti della nostra vita. C’è un problema di educazione, una necessità di approfondimento del senso del lavoro che coinvolge tanto i neolaureati che i top managers, tanto chi è in una fase ascendente della propria carriera professionale che chi si trova, spesso senza colpa, a inseguire un minimo di stabilità.