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Lavoro

FIAT/ Ecco la nuova "ricetta" Marchionne che spaventa gli industriali

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Una spiegazione è che teme di perdere l'asse con il governo e con la Confindustria, alfa e omega della sua gestione confederale. Ha sottoscritto l'accordo sulla riforma dei contratti rompendo con la Cgil. E adesso l'Amerikano non sa che farsene. Bisogna ricominciare tutto da capo. Anche la formula delle deroghe non basta alla Fiat. Del resto, è una scappatoia furbesca: che senso ha darsi regole e poi non rispettarle? Meglio essere chiari e cambiarle. Nemmeno la Cisl, però, se la sente di passare a un modello semplificato: il contratto nazionale come minimo comune denominatore, lasciando il resto ai contratti aziendali, non complementari, ma sostitutivi. Proposta rilanciata da Carlo Callieri.

  

Chi ha puntato le proprie carte in questi anni sullo schema triangolare (sindacati, governo, padronato), nipote scapestrato del patto dei produttori e figliastro della concertazione, si trova spiazzato dalla mossa di Marchionne. Ora, si potrà anche dubitare delle motivazioni che muovono il capo della Fiat e si può, anzi si deve, metterlo alle strette: fuori i soldi per gli investimenti, fuori i nuovi modelli, vediamo se la promessa di aumentare le retribuzioni è solo una battuta piaciona lanciata in televisione.

 

È legittimo, anzi doveroso, rifiutare l'ipotesi di un addio all'Italia, lo spezzatino Fiat, la svendita delle macchine pesanti o dell'automobile, insomma tutti gli spettri che sembrano materializzarsi sulle brumose colline torinesi. Ma il manager dal maglioncino nero ha messo a nudo il flaccido corpaccione che schiaccia le potenzialità del sistema produttivo italiano. E ciò non riguarda solo la Fiat, lo sa bene anche chi oggi tace. Uno scambio tra salari più alti e flessibilità nell'uso della forza lavoro è il patto sociale del XXI secolo nelle economie industriali che vogliono restare competitive. Lo dimostra la Germania, se proprio ci fa venire l'orticaria il sistema americano.

 

Chiamparino richiama la sua parte politica, quella che viene definita la sinistra di governo, ammonendola che «vincerà la partita politica chi riesce a indicare al paese una proposta di sviluppo credibile». Lasciamo i suoi moniti alla dialettica interna al Pd. Ma la destra liberale e liberista? Ha perso all'improvviso la voce? Fa impressione che ancora una volta la classe imprenditoriale dimostri la sua belante timidezza. E' una costante del secolo scorso, prima, durante e dopo il fascismo, tuttavia gli inguaribili ottimisti speravano che il Duemila, visti i cambiamenti che ha portato con sé, avesse segnato una rottura. Invece, almeno per il capitalismo italiano, historia non facit saltus. Anche un manager che viene dal freddo, così, può diventare il grande lupo cattivo.

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COMMENTI
20/12/2010 - Manca la variante "Vendola" (Euro Perozzi)

Ottima analisi manca solo la soluzione: per il momento l'unica che mi sembra apparire all'orizzonte con qualche preoccupazione per Chiamparino è il knowhow di Vendola che forse potrebbe convincere gli operai che non è poi cosi male prenderlo in quel posto.