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LETTERA/ Poca disoccupazione e tanta burocrazia: una foto del lavoro in Brasile

Il Brasile è un paese in piena crescita economica, che però, spiego THOMAS MARRA, soffre di eccessiva burocrazia nel mercato del lavoro

Foto Ansa Foto Ansa

Nell’immaginario collettivo pensiamo al Brasile per le splendide spiagge, le acque cristalline, il ritmo lento della vita, la musica e il carnevale. Il Brasile è anche questo, ma se si sta pensando di fare business qui, nella maggior parte dei casi si deve resettare questa idea.

Oltre il 70% delle imprese ha headquarters a São Paulo, megalopoli di quasi 20 milioni di abitanti, cresciuta senza il benché minimo piano urbanistico e con serissimi problemi di sicurezza e di criminalità, ben lontano pertanto dalle classiche mete turistiche. Qui hanno sede le multinazionali, qui si trova il centro economico/finanziario del paese, qui si fanno “negócios” (affari). São Paulo è il motore economico del Brasile.

Oggi in Brasile stiamo assistendo a una progressiva crescita economica, i redditi corrono paralleli allo sviluppo demografico, il tasso di disoccupazione a ottobre 2010 si è fermato al 6,1%. In questo paese si respira una frizzante aria di euforia. Se poi a questi indicatori sommiamo gli storici fenomeni d’inflazione (oggi maggiormente sottocontrollo), che non hanno certamente educato al risparmio, il tutto si traduce in un’impressionante e compulsiva corsa ai consumi, con inevitabile indebitamento privato, e mostruosa crescita dei servizi finanziari, settore non a caso, dove oggi si concentra la “maioria” (maggioranza) delle ricerche di personale.

Oggi il Brasile è tra le nazioni più guardate dalle multinazionali nei loro piani di espansione all’estero. Il Real, moneta ufficiale, finalmente è stabile. Sono vicine le Olimpiadi del 2016 e la Coppa del Mondo di calcio del 2014, ma soprattutto per noi italiani lo shock culturale non è così traumatico come per gli altri paesi del Bric.