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ANTICIPAZIONE/ Bonanni (Cisl): caro Tremonti, tasse sui consumi, non su imprese e famiglie

Raffaele Bonanni (Foto Imagoeconomica) Raffaele Bonanni (Foto Imagoeconomica)

Partendo dal presupposto che gli stabilimenti di Fiat sparsi per l’Italia non hanno sempre la stessa ragione sociale, per noi l’importante è che la newco sia diretta autorevolmente. Il fatto che a guidarla sarà lo stesso Marchionne non può che essere una garanzia. Circa il contratto, voglio sottolineare che il problema è stato risolto. Abbiamo spiegato che non eravamo d’accordo a creare un nuovo contratto: casomai quello dei metalmeccanici avrebbe potuto integrare delle norme specifiche per il settore auto. Le garanzie che Fiat vuole dai sindacati si possono definire senz’altro all’interno del contratto nazionale. Nonostante la Fiat stesse muovendosi verso altre soluzioni, alla fine ha deciso di fermarsi.

 

Quindi sono infondate le voci che vogliono Federmeccanica al lavoro per studiare un contratto separato per l’auto?

 

È un’ipotesi tramontata, perché ha visto la nostra opposizione. E naturalmente Marchionne non ha potuto non tenerne conto, non essendo noi strumentali nelle nostre posizioni, spinti come siamo da spirito cooperativo.

 

Non vi ha infastidito la decisione di Fiat di produrre le nuove monovolume del gruppo in Serbia a discapito di Mirafiori?

 

Fiat è una società internazionalizzata e quando decide la progettazione di modelli è chiaro che deve distribuirli nei diversi opifici che ha sparsi per il mondo. Questa in particolare non è nemmeno una produzione tanto pregiata. Quello di Torino resta un impianto che per cervello e per mezzi può essere destinato a produrre modelli molto remunerativi e di alta qualità. Nell’incontro che abbiamo avuto al Lingotto prima delle vacanze, Fiat ha in effetti riconfermato la volontà di costruire lì modelli medio-alti destinati anche agli Usa, oltre che al mercato nordamericano e nordeuropeo.

 

Per risolvere la situazione di Pomigliano qualcuno aveva anche suggerito di rispolverare la proposta di legge del senatore Pietro Ichino sulla democrazia sindacale, in modo che il parere della maggioranza vincolasse tutti i lavoratori. Cosa ne pensa?

 

A Pomigliano la Fiom è minoritaria e al referendum abbiamo vinto noi. Eppure quella realtà palesemente minoritaria, sia per iscritti che per voti, non ha riconosciuto né il voto, né la predominanza degli iscritti delle realtà maggioritarie. I propositi di Ichino vanno quindi benissimo per realtà che sanno stare nell’agone democratico, che sanno riconoscere che c’è un momento per discutere e un momento per concludere. E il criterio principale per concludere è quello democratico. Purtroppo esistono certe culture nel sociale, ma anche in politica, che non riconoscono mai il verdetto democratico e si oppongono e creano ostacoli comunque e costantemente. In una realtà del genere, la proposta di Ichino, pur essendo buona nei principi, non mi sembra possa trovare applicazione.

 

In ogni caso a settembre dovrebbe riprendere il dibattito parlamentare sulle forme di partecipazione dei lavoratori nelle imprese. Voi le avete sempre viste favorevolmente. Perché?

 

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COMMENTI
26/08/2010 - Tasse sui consumi? No, grazie! (Lorenzo ROMANO)

Caro Bonanni, l'equilibro economico finanza/impresa è saltato in conseguenza delle sprovvedute politiche dei Governi occidentali! Tassare i consumi significa strozzarli, quindi, uccidere il commercio. Il mio suggerimento è di uscire dalla logica IVA che risulta premiante per l'importazione di prodotti indocinesi e slavi (leggi "New Economy & Socialismo" Edizioni Associate, Roma - ISBN 9788826704937 ). Poi, - finalmente - abortire Maastricth e Schengen, bloccare definitivamente l'immigrazione clandestina, annientare le varie chinatown (cancro economico), ecc. Sono questi mali di cui soffre l'economia europea ed italiana! Per ogni straniero che lavora in Italia grazie alle minori pretese economiche ed alla sua produttività extra-sindacale, ci sono due o tre disoccupati indigeni, meglio leggere le statistiche nel modo corretto. L'AD Fiat sta facendo del suo meglio - lo scrissi 2 mesi fa - per compensare le cretinate compiute dagli euroministri i quali hanno svuotato di risorse la nostra nazione limitando la concorrenza industriale e adottando qualcosa di simile al fallimentare COMECON sovietico! La Storia insegna... ma a chi vuole! Parliamone se vuoi! rolo7@tiscali.it

 
22/08/2010 - Il sindacato più vicino ma non il più cercato. (Giuseppe Crippa)

Da questa interessante intervista nella quale Lorenzo Torrisi dà modo a Raffaele Bonanni di esprimersi in termini più accessibili del solito non soltanto sui problemi (FIAT, deroghe ai contratti, tassazione ...) ma anche sui valori specifici di questo sindacato (democrazia economica, sussidiarietà, partecipazione …) emerge chiaramente come questo sindacato sia il più vicino ai valori di libertà e di realizzazione personale anche nel lavoro dipendente cui tutti teniamo. Purtroppo però la mia esperienza di lavoro in una media impresa mi dice che tale percezione non sia adeguatamente condivisa: molti operai hanno ancora una visione antagonista di stampo marxista, molti impiegati credono di poter far più carriera non “contaminandosi” con un sindacato (salvo poi tornare con pretese esagerate nei momenti di difficoltà). Sono convinto che anche tra i lettori di questo articolo ci sarà qualche lavoratore dipendente non iscritto a nessun sindacato o magari iscritto a quello che gli sembra il più forte o che gli offre più servizi: sarei contento se mi spiegasse il perché.