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ANTICIPAZIONE/ Bonanni (Cisl): caro Tremonti, tasse sui consumi, non su imprese e famiglie

Raffaele Bonanni (Foto Imagoeconomica) Raffaele Bonanni (Foto Imagoeconomica)

Per noi la democrazia economica è un valore costitutivo, dato che i padri fondatori della Cisl vollero inserire nello statuto l’obiettivo di favorire in tutti i modi la partecipazione dei lavoratori alla vita economica e aziendale, attraverso forme di sussidiarietà. Crediamo che la realizzazione delle persone si possa compiere non solo attraverso una remunerazione adeguata alla propria prestazione, ma anche con la partecipazione alle visioni e alle decisioni che riguardano il loro ambito lavorativo.

 

Cosa occorre perché queste forme di partecipazione possano dispiegare i loro effetti positivi?

 

La presenza di una legge ci potrà aiutare soprattutto nelle grandi aziende. Tuttavia la realtà produttiva italiana è fatta per la stragrande maggioranza da Pmi. In questi casi la partecipazione non può che prendere sbocchi attraverso la bilateralità o nelle forme sussidiarie che danno significato alla partecipazione. Oltre a una buona legge, occorre dare quindi il massimo sostegno a bilateralità e sussidiarietà. In questo senso è già stato importante raggiungere lo scorso anno intese virtuose con Confindustria e le associazioni di artigiani e commercianti. È stata la prima volta infatti che le associazioni imprenditoriali hanno riconosciuto, pur tra tanti distinguo, la validità per il presente e per il futuro di forme partecipative e hanno sentito quindi l’esigenza di impegnarsi per svilupparle. I risultati cui possono portare sono visibili nella performance registrata recentemente dall’economia tedesca.

 

In che senso?

 

L’economia tedesca ha potuto in questi momenti di crisi ristrutturarsi. I lavoratori sono stati pienamente coinvolti nei processi di valutazione e di decisione e si è arrivati senza proteste ad accordi anti-delocalizzazione che hanno comportato persino riduzioni salariali e cambiamenti degli orari.

 

Accordi del genere non ci sono stati anche in Italia?

 

Sì, anche se, diciamocelo con franchezza, è stato un processo spinto dai vertici che poi le basi hanno seguito. Da noi non ci sono state situazioni infuocate grazie alla lungimiranza che abbiamo avuto in questo momento di crisi nel fare accordi con gli imprenditori. Lo abbiamo fatto però attraverso un processo verticistico. In Germania invece la cosa è più profonda, perché c’è una partecipazione che dura da decenni e che vede i lavoratori tedeschi ben consapevoli delle opportunità che ci sono quando c’è crescita e delle difficoltà che si hanno quando si devono sopportare situazioni come quelle che i cittadini di tutta l’Europa stanno patendo in questa lunga crisi.

 

Ichino, in una recente intervista, ha detto che occorre superare l’idea che un contratto non possa disporre del diritto di sciopero. Che ne pensa?

 

È quello che abbiamo fatto a Pomigliano, ma anche nell’ultimo decennio in molte aziende, soprattutto tessili. Pur di non fare delocalizzare la produzione, pur di metterle in condizione di usare pienamente gli impianti per reggere meglio la competizione con concorrenti agguerritissimi, nuovi e vecchi, abbiamo consapevolmente chiuso accordi di questo tipo. D’altronde i diritti ci sono se ci sono le fabbriche. Senza di esse non ci sarebbero nemmeno i primi.

 

Al Meeting ci sarà anche Emma Marcegaglia. Insieme a Confindustria stanno portando avanti una battaglia per la riforma del fisco. A che punto siete?

 

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COMMENTI
26/08/2010 - Tasse sui consumi? No, grazie! (Lorenzo ROMANO)

Caro Bonanni, l'equilibro economico finanza/impresa è saltato in conseguenza delle sprovvedute politiche dei Governi occidentali! Tassare i consumi significa strozzarli, quindi, uccidere il commercio. Il mio suggerimento è di uscire dalla logica IVA che risulta premiante per l'importazione di prodotti indocinesi e slavi (leggi "New Economy & Socialismo" Edizioni Associate, Roma - ISBN 9788826704937 ). Poi, - finalmente - abortire Maastricth e Schengen, bloccare definitivamente l'immigrazione clandestina, annientare le varie chinatown (cancro economico), ecc. Sono questi mali di cui soffre l'economia europea ed italiana! Per ogni straniero che lavora in Italia grazie alle minori pretese economiche ed alla sua produttività extra-sindacale, ci sono due o tre disoccupati indigeni, meglio leggere le statistiche nel modo corretto. L'AD Fiat sta facendo del suo meglio - lo scrissi 2 mesi fa - per compensare le cretinate compiute dagli euroministri i quali hanno svuotato di risorse la nostra nazione limitando la concorrenza industriale e adottando qualcosa di simile al fallimentare COMECON sovietico! La Storia insegna... ma a chi vuole! Parliamone se vuoi! rolo7@tiscali.it

 
22/08/2010 - Il sindacato più vicino ma non il più cercato. (Giuseppe Crippa)

Da questa interessante intervista nella quale Lorenzo Torrisi dà modo a Raffaele Bonanni di esprimersi in termini più accessibili del solito non soltanto sui problemi (FIAT, deroghe ai contratti, tassazione ...) ma anche sui valori specifici di questo sindacato (democrazia economica, sussidiarietà, partecipazione …) emerge chiaramente come questo sindacato sia il più vicino ai valori di libertà e di realizzazione personale anche nel lavoro dipendente cui tutti teniamo. Purtroppo però la mia esperienza di lavoro in una media impresa mi dice che tale percezione non sia adeguatamente condivisa: molti operai hanno ancora una visione antagonista di stampo marxista, molti impiegati credono di poter far più carriera non “contaminandosi” con un sindacato (salvo poi tornare con pretese esagerate nei momenti di difficoltà). Sono convinto che anche tra i lettori di questo articolo ci sarà qualche lavoratore dipendente non iscritto a nessun sindacato o magari iscritto a quello che gli sembra il più forte o che gli offre più servizi: sarei contento se mi spiegasse il perché.