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Lavoro

Più mercato (vero) contro il dirigismo

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Perché, allora, in Italia persiste una visione negativa dell’impresa e dell’imprenditore - ben documentata dalle norme (e dal lessico: permesso, autorizzazione, concessione, licenza, ecc.) che nel nostro Paese regolano la vita delle imprese? Perché al fondo persiste, contro ogni evidenza, una concezione negativa della persona e della sua iniziativa. La cosiddetta Legge Berlusconi (che ha eliminato i permessi ex-ante) e lo Statuto delle Imprese (che dovrebbe essere approvato entro l’anno) mirano a operare questa rivoluzione culturale: passare dal sospetto alla fiducia verso chi fa impresa.

 

Qual è allora la nuova politica industriale che serve alle imprese, per imboccare definitivamente la strada di un rinnovato sviluppo? Non certo quella vecchia, che dirigisticamente pretendeva di definire cosa è obsoleto e cosa è nuovo, per poi procedere con forti sussidi pubblici. La prima, nuova, politica è invece semplice: lasciare vivere le imprese. Può sembrare una formula semplicistica, ma non lo è affatto. Cosa è nuovo e cosa è obsoleto non può definirlo né la politica, né qualche burocrazia ministeriale. Lo definisce il mercato, come ben sanno gli imprenditori. Quante volte abbiamo sentito dire “il tale settore scomparirà dall’Italia” e non è mai scomparso? Basta poco.

 

Innanzitutto una politica fiscale che lasci i soldi nelle aziende, perché siano investiti in capitale umano, tecnologico e finanziario. Poi una seria politica di semplificazione, che elimini i mille lacci e laccioli che costano alle imprese oltre un punto di Pil (16 miliardi di euro all’anno) e che non occupi metà della giornata degli imprenditori nella produzione di... carta per la burocrazia, distogliendoli dal loro vero mestiere.

 

Gli altri interventi lo Stato dovrebbe farli su di sé, non sulle imprese: avviare infrastrutture per la mobilità; aprire alle imprese il grande patrimonio di conoscenze e competenze che c’è nei nostri centri di ricerca; rendere le rappresentanze all’estero punti di reale promozione delle nostre imprese; realizzare un sistema formativo all’altezza delle sfide dell’innovazione.

 

La prima politica per le imprese è lasciarle vivere, cioè dare loro più libertà. Perché il problema non è, come spesso sentiamo dire, il nostro sistema economico, ma il fatto di non credere in esso.

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