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Dimenticare i conflitti per liberare il lavoro

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Nevralgica nel ragionamento del documento è l’intenzione di liberazione dal “centralismo regolatorio” contenuta nella sezione seguente. Si tratta in questa parte del futuro disegno di legge delega contenente lo “Statuto dei lavori” (di cui si discute da più di un decennio), che ipotizza la possibilità di derogare la parte dell’attuale “Statuto dei lavoratori” non inerente i diritti fondamentali universalmente garantiti. Le tutele a disposizione della contrattazione potranno essere modernamente modulate e adattate dalle parti alle concrete condizioni delle aziende e dei territori.

 

Si tratta della cristallizzazione teorica del caso “Pomigliano”: l’azienda per realizzare un importante investimento nel Mezzogiorno non si rivolge innanzitutto all’interlocutore pubblico esigendo sovvenzioni, ma cerca l’incentivo nella comunità dei lavoratori, anche in deroga al contratto collettivo. Da ultimo, il Piano tratta il discusso tema della “incompetenza”, intesa come risultato della inadeguatezza del sistema di formazione italiano e dei percorsi di transizione e raccordo tra scuola, università e mercato del lavoro.

 

È evidente il disallineamento attuale tra la domanda e l’offerta di lavoro, ma ciononostante sono ancora carenti le azioni volte ad avvicinare le competenze richieste a quelle offerte, così come sono ancora episodi isolati strutturate azioni di orientamento formativo. Determinante è la disponibilità di professionalità corrispondenti ai nuovi processi produttivi, così come un moderno sistema di relazioni di lavoro in grado di indirizzare le sempre più frequenti transizioni occupazionali, individuare gli strumenti più efficaci per contrastare queste debolezze (contratto di apprendistato) e superare la sfiducia culturale nella capacità educativa del lavoro e, quindi, dell’impresa.

 

Il Piano triennale intende promuovere occupazione aggiuntiva incoraggiando l’attitudine delle imprese ad assumere e scommettendo sulla capacità dell’imprenditoria italiana di cogliere ogni opportunità, anche nel contesto incerto della crisi economica. Per utilizzare un’altra espressione ricorrente tra le parole dell’attuale Ministro, si tratta di scegliere una “concezione antropologica positiva”, che antepone al pregiudizio sulle attività di imprenditori e lavoratori l’osservazione che é il desiderio dell’uomo la prima molla dell’azione economica e sociale.

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