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FIAT/ Treu: cara Fiom, il no al referendum di Mirafiori è il "suicidio" dei lavoratori

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Il referendum va dunque rispettato e tutti si devono augurare che prevalga il senso di responsabilità. Da domani ognuna delle parti dovrebbe impegnarsi per ristabilire la normalità, che si è rotta, nei rapporti sindacali. In questo senso è apprezzabile l’invito della Camusso affinché anche la Fiom accetti il risultato del referendum per non restare sull’aventino e per tutelare i lavoratori nella gestione dell’accordo. Una Fiom fuori dalle fabbriche non aiuta i lavoratori; e non può affidare la loro tutela futura ai ricorsi giudiziari, dal decorso lungo e dall’esito incerto.

 

Il dopo referendum richiederà ai sindacati, e alle forze politiche responsabili, iniziative innovative su tre temi prioritari. Il primo riguarda la definizione di regole sulla rappresentanza e sulla contrattazione. Tali regole dovrebbero riconoscere i diritti di tutti i sindacati rappresentativi, ma misurandone rigorosamente il peso per far valere il principio di maggioranza nelle decisioni contrattuali.

 

Una buona base di riferimento per le regole sulla rappresentanza è la bozza unitaria definita fra Cgil, Cisl e Uil nel 2008 cui si ispirano anche proposte parlamentari del Pd. È così in altri sistemi di relazioni industriali, dove i diritti di partecipare alle elezioni dei rappresentanti aziendali sono riconosciuti anche a liste aperte, non strettamente sindacali, di lavoratori; e i sindacati contraenti possono concordare diritti ulteriori.

 

Il secondo argomento riguarda il rapporto fra l’accordo di Mirafiori e il contratto collettivo nazionale. Mantenere un quadro di regole comuni è importante per l’equilibrio del nostro sistema che ha avuto nel contratto nazionale un elemento centrale di garanzia dei trattamenti di base di tutti i lavoratori. Questo interessa anche alla Confindustria. Si tratta però di rendere tale contratto più aperto per lasciare spazio alle innovazioni necessarie a livello aziendale. Rifiutare le opportunità delle innovazioni aziendali può provocare reazioni pericolose per la stabilità e per l’efficacia delle relazioni industriali o addirittura favorire uscite delle aziende dal sistema. Su questo rischio dovrebbe riflettere anche la Cgil.