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LAVORO/ C’è un "vaccino" per battere il precariato già a 14 anni

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Come scegliere, e cosa scegliere, dunque? Un consiglio che mi sento di dare è questo: fare in modo che tutti gli studenti tocchino con mano, negli stages o nei momenti di “scuola aperta”, la realtà di tutte le scuole, senza badare ai pareri dei propri docenti, genitori, amici/che. Di tutte le scuole, non di alcune. Toccare con mano, dunque. E una volta toccato con mano, rivedere e discutere, assieme ai genitori e ai docenti, le proprie impressioni. L’importante è non seguire la moda, il vento delle opinioni altrui, idee più o meno ballerine.

 

Se noi, in sintesi, vogliamo davvero aiutare i nostri ragazzi a trovare la “loro” strada nella vita, dobbiamo creare un canale diretto tra le scuole medie e tutte le scuole superiori. Nel frattempo, però, la stessa didattica delle scuole medie va modificata, per renderla più rispondente all’età evolutiva degli stessi ragazzi, cioè meno teorica, meno astratta, per renderla, invece, induttivo-sperimentale. Basta dare un’occhiata ad alcuni testi in adozione alle medie per capire al volo che le cose non possono continuare così.

 

Pari dignità vuol dire che tutti gli indirizzi delle scuole superiori sono buoni. E sarà compito di tutte queste scuole fare bene il proprio lavoro. Ma ciò che conta è il futuro dei nostri ragazzi. Senza dimenticare, infine, che qualsiasi scelta andrà poi calibrata, a medio e lungo termine, con quel profilo di “occupabilità” di ogni titolo di studio che è la vera cifra europea del mondo scolastico. Perché non è pensabile che la scelta di un indirizzo di studio venga fatta al buio rispetto al possibile sbocco occupazionale, anche se si sa bene che una parte delle attuali professioni, tra 10 o 20 anni, sarà totalmente diversa, alcune addirittura nuove.

 

Ma questo non deve creare timori eccessivi. Perché la formazione, in qualsiasi indirizzo di studio, implica comunque lo sviluppo delle attitudini, e la prima di queste, cioè “imparare a imparare”, è la migliore spinta alla continua innovazione. Il problema però è a monte: chi sbaglia la scelta a 14 anni, difficilmente tornerà sui suoi passi. Volente o nolente. E un 47% (due anni fa il dato era del 50%) che dichiara che, se potesse tornare indietro, cambierebbe la scelta a 14 anni, ci dice tutta la responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi, al di là dei lustrini delle stesse “scuole aperte” organizzate dalle superiori o dai giudizi di orientamento dei docenti delle scuole medie.

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