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COLLEGATO LAVORO/ Pessi (Luiss): un intervento riformatore, basta drammatizzazioni

(foto Imagoeconomica) (foto Imagoeconomica)

In particolare Pessi si sofferma sulla riforma dei procedimenti di conciliazione e arbitrato. «Quanto alla prima non può che condividersi la compressione-soppressione dell’obbligatorietà della conciliazione preventiva all’instaurazione dell’azione giudiziaria. (...) Sembra inoltre particolarmente incisiva (per deflazionare il contenzioso) la previsione che il giudice, nell’ambito del suo tentativo di conciliazione, che qui resta obbligatorio, debba definire una proposta transattiva, il cui rifiuto, in assenza di adeguata motivazione, costituisce un comportamento dallo stesso valutabile ai fini del giudizio».

 

Il ricorso a queste procedure può essere dunque uno strumento importante nella tutela dei lavoratori: «Personalmente ho la convinzione che l’effettività della tutela è anche, e soprattutto, la rapidità della sua concretizzazione. Percorsi alternativi alla giurisdizione possono essere in questa direzione assai più efficaci della giurisdizione stessa». Tutto ciò a patto che la «classe arbitrale» si dimostri all'altezza dei nuovi compiti; in caso contrario «la riforma si tradurrebbe in un'occasione perduta».

 

Il professore si sofferma però anche sulla difficile contingenza in cui la legge viene applicata. Da un lato, l'unità sindacale è in crisi. Dall'altra, è un momento di «interventismo giudiziario decisamente orientato alla "correzione" dei precetti normativi». Il caso Fiat dovrebbe essere di lezione. L'obiettivo da perseguire è «evitare “drammatizzazioni” di “bandiera” e ad operare un’applicazione della legge n. 183/2010 coerente con le sue finalità riformiste».

 

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