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FIAT/ La vera svolta che è mancata a Mirafiori

Il referendum di Mirafiori ha detto sì all'accordo tra Fiat e sindacati. Ma la vera svolta, spiega STEFANO CINGOLANI, sarebbe stata un "bonus" per gli operai in caso di utili aziendali

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

La vittoria è chiara e tutti la debbono accettare. Non è travolgente, solo nove voti di differenza tra gli operai. Dunque, sarà complesso gestirla, come ogni vittoria, anche la più schiacciante. La Cgil ottiene una sconfitta onorevole e un mezzo successo nei confronti della Fiom, la quale aveva giudicato illegittimo il referendum. Invece, i lavoratori sono andati a votare in massa, volevano esprimere la loro opinione e lo hanno fatto liberamente al punto che il no ha ottenuto 2.325 voti (contro 2.735 sì).

La Fiom conta appena 600 iscritti, dunque è stata in grado di far valere le proprie opinioni che hanno ottenuto un ampio consenso. La Fiat deve tenerne conto. La rappresentatività esiste, è nei fatti; contratto o legge vengono dopo. Detto questo, sarebbe molto grave se la Fiom non accettasse il risultato e cercasse una rivincita con una sorta di neoluddismo o di antistorica conflittualità permanente.

Cosa accadrà adesso? C'è in ballo il megapiano Fiat: i 20 miliardi di investimenti (finora ne sono stati impegnati solo tre), i nuovi modelli e via dicendo. Ma è meglio tenere distinti i due momenti. Se Marchionne non farà quel che ha detto, verrà punito dalla borsa, dagli azionisti, dai clienti, dal governo (speriamo). Spetta ai sindacati, vincitori e vinti, vigilare affinché i progetti vengano realizzati. Di qui a due anni, quando arriverà a regime la produzione, tante cose possono ancora cambiare in un mercato così volubile come quello dell'auto, tanto più in un ciclo economico segnato da debole crescita.

Ma l'ad Fiat ha sollevato una questione che riguarda il modello di relazioni industriali e, in quanto tale, è una questione nazionale; ha offerto la sua soluzione e ha segnato due importanti punti a favore. È di questo che bisogna dunque discutere, non mescolando fronti polemici diversi. In altri termini, se la Fiat riuscirà a fare auto che piacciono al mondo, sarà meglio per tutti, compresi i dipendenti, ma il problema di come regolare nell'Italia attuale i rapporti tra capitale e lavoro resta, anche se Marchionne viene cacciato.


COMMENTI
17/01/2011 - condivido l'articolo e.... (attilio sangiani)

Condivido l'articolo ed anche il commento del lettore che mi precede. Mi permetto di osservare che la svolta della Fiat Mirafiori contiene,potenzialmente,quella personalizzazione del rapporto capitale-lavoro invocato nell'articolo e l'esempio della Olivetti "pre De Benedetti " indicato dal lettore. La base di partenza mi pare sempre quanto sostiene la CISL di Bonanni : passare dalla conflittualità alla collaborazione. Che è come dire : avere sullo sfondo il modello cooperativo in una economia di mercato ,raggiunto per la via,assai lunga,della trattativa,senza violenza e fughe in avanti utopistiche. Del resto Marchionne può promettere solo quello che l'economia di concorrenza globalizzata può consentire. Sullo sfondo,poi,c'è sempre il problema del " governo della economia globale ",oggi alla mercè di " bande" potenti ed anarchiche,come quelle che non solo anticipano ma provocano crisi come quella greca ....

 
17/01/2011 - Monetizzare e distribuire (Stefano Fugazza)

Condivido il principio. Servono nuovi modelli partecipativi attraverso cui redistribuire gli utili derivanti da aumenti della produttività, che non necessariamente devono finire in busta paga. Meglio utilizzare la leva fiscale e prevedere un sistema di voucher e casse mutue interne per l'erogazione di servizi a favore delle famiglie degli operai. Il vecchio modello di Adriano Olivetti o il più recente di Luxottica possono segnare la strada.