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FIAT/ La vera svolta che è mancata a Mirafiori

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A Mirafiori dovrà cominciare la ristrutturazione degli impianti. Nel frattempo, toccherà agli altri stabilimenti italiani, seguendo la ben nota strategia del carciofo. Cassino viene utilizzato al 25% e deve arrivare al 90%. Persino Melfi il gioiello di un tempo, la fabbrica più produttiva d'Europa, oggi ha un tasso di saturazione del 65%. Ciò dipende dal mercato, naturalmente, ma nel momento in cui arriva la ripresa, occorre avere una organizzazione del lavoro più efficiente possibile. In attesa di stipulare un contratto di settore che crei una griglia comune per tutti i produttori di veicoli. Allora la Fiat potrà tornare in Confindustria, si augura Emma Marcegaglia. Anche se sarà del tutto superfluo. Come lo è, in fondo, lo stesso contratto dell'auto.

 

Marchionne punta su accordi aziendali (anzi addirittura di stabilimento) volti a rendere sempre più individualizzate e specifiche le condizioni di utilizzo della forza lavoro; insomma, una contrattazione su misura, Taylor made. Sia pure in modo meno clamoroso, la stessa linea viene seguita in molti grandi gruppi come Merloni o Electrolux (gli impianti di elettrodomestici sono i più simili all'auto), per non parlare delle medie aziende meccaniche, della siderurgia (dove gli orari sono regolati in modo specifico), della chimica, del tessile. A questo punto, è meglio abbandonare impalcature barocche e semplificare al massimo: un contratto nazionale che serve come base di riferimento e poi accordi aziendali con il massimo di flessibilità. Sarebbe un vantaggio anche per i lavoratori perché l'appiattimento degli ultimi vent'anni ha schiacciato in modo insopportabile i salari.

 

E qui veniamo al ventre molle dell'intero sistema di relazioni industriali: la busta paga. “È finito lo scambio bassi salari bassa produttività”, ha detto Maurizio Sacconi. Ha ragione il ministro del Lavoro (bisognerebbe tornare a chiamarlo così anche per ridare valore simbolico al lavoro rispetto all'assistenza). Non basta, però, proclamare che si guadagna di più perché si produce di più. Questo è un truismo, una verità evidente. Occorre aumentare la base salariale. Lo squilibro è lampante, non solo in rapporto ai salari americani, tedeschi, francesi. Ma rispetto ai guadagni dei dipendenti pubblici italiani la cui produttività resta un tabù (il volenteroso ministro Brunetta lo sa bene). Perché un operaio di un'azienda marcia e inefficiente come l'Atac di Roma deve guadagnare più di un operaio Fiat e contare anche sul posto garantito?


COMMENTI
17/01/2011 - condivido l'articolo e.... (attilio sangiani)

Condivido l'articolo ed anche il commento del lettore che mi precede. Mi permetto di osservare che la svolta della Fiat Mirafiori contiene,potenzialmente,quella personalizzazione del rapporto capitale-lavoro invocato nell'articolo e l'esempio della Olivetti "pre De Benedetti " indicato dal lettore. La base di partenza mi pare sempre quanto sostiene la CISL di Bonanni : passare dalla conflittualità alla collaborazione. Che è come dire : avere sullo sfondo il modello cooperativo in una economia di mercato ,raggiunto per la via,assai lunga,della trattativa,senza violenza e fughe in avanti utopistiche. Del resto Marchionne può promettere solo quello che l'economia di concorrenza globalizzata può consentire. Sullo sfondo,poi,c'è sempre il problema del " governo della economia globale ",oggi alla mercè di " bande" potenti ed anarchiche,come quelle che non solo anticipano ma provocano crisi come quella greca ....

 
17/01/2011 - Monetizzare e distribuire (Stefano Fugazza)

Condivido il principio. Servono nuovi modelli partecipativi attraverso cui redistribuire gli utili derivanti da aumenti della produttività, che non necessariamente devono finire in busta paga. Meglio utilizzare la leva fiscale e prevedere un sistema di voucher e casse mutue interne per l'erogazione di servizi a favore delle famiglie degli operai. Il vecchio modello di Adriano Olivetti o il più recente di Luxottica possono segnare la strada.