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FIAT/ Tiraboschi: c'è un modo per colpire al "cuore" la Fiom

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Ciò nella convinzione che l’economia della partecipazione è, allo stato, l’unica soluzione che concilia la solidarietà tipica del modello sociale europeo con l’efficienza richiesta dal mercato globale. Per allinearci al quadro regolatorio (legale e contrattuale) degli altri Paesi risulta invece non più rinviabile un intervento di ben altro respiro volto a segnare, come da tempo prospettato a partire dalle bozze Treu e Biagi di fine anni Novanta, il passaggio dallo Statuto dei lavoratori del 1970 allo Statuto dei nuovi lavori.

 

Quarant’anni di Statuto evidenziano gli enormi progressi compiuti a tutela della persona che lavora, ma anche tutta la distanza che separa l’impianto di questa legge dai nuovi modelli di produzione e di organizzazione del lavoro e dalla recente evoluzione di un mercato del lavoro che, in quanto sempre più terziarizzato e plurale, richiede assetti regolatori diversificati territorio per territorio, azienda per azienda, anche in deroga al contratto collettivo nazionale.

 

Là dove uno Statuto rigido come quello attuale, ancorato ai modelli e alle logiche di un passato che non c’è più, finisce per tradire la sua funzione storica che è ancora oggi pienamente attuale. Quella cioè di approntare, al di là delle tecniche e delle norme di dettaglio di volta in volta adottate, un sistema di tutele moderne e mobili tali da consentire il pieno sviluppo della persona attraverso il lavoro e nel lavoro.

 

(L’articolo è pubblicato anche su www.cuorecritica.it)

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COMMENTI
21/01/2011 - bene il Governo (attilio sangiani)

Per Governo si intendono i ministri "economici" : Sacconi,Tremomti,.... Speriamo non prevalgano gli sconfitti dalla Storia.come gli ex-comunisti,convertiti al capitalismo selvaggio,ma ancorati ai privilegi statalistici in Italia.