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Lavoro

LAVORO/ Colli-Lanzi (Gi Group): ha ragione Marchionne, basta con l’industria “statalizzata”

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Perché l’Italia è un sistema bloccato: l’economia non cresce abbastanza, esistono fasce di lavoro improduttivo e c’è troppa rigidità in uscita nel mercato del lavoro. Chi ci rimette è quindi chi deve entrare. Sarebbe molto più logico avere maggior flessibilità in uscita, in modo che si possa investire maggiormente sull’entrata. E ritengo che questo problema sia collegato con una sorta di perdita del senso della solidarietà intergenerazionale.

 

Cosa intende dire?

 

I nostri genitori hanno lavorato per la nostra generazione, mentre noi stiamo lavorando per noi stessi, salvaguardando anche posti di lavoro improduttivi, a discapito dei giovani. Una situazione simile a quello del debito: accumularne e farne di nuovo sposta solamente il problema su chi verrà dopo. Ci sono poi problemi che riguardano la formazione e l’orientamento, che agevolano poco il rapporto tra chi viene formato e le esigenze del mercato. Inoltre, i giovani sembrano avere scarsa capacità di lettura del mercato: troppo spesso scelgono percorsi di studio che non corrispondono ai fabbisogni delle imprese. Trovo che lo sviluppo degli intermediari non abbia risolto i problemi, ma perlomeno li abbiano ridotti, perché offrono percorsi formativi e facilitano l’incontro tra domanda e offerta.

 

Puntare sui giovani, formarli e insegnargli un mestiere è per le aziende un investimento. Trova che le imprese siano restie ad accompagnare le nuove leve, fin dall’ingresso nel mercato, in questo percorso?

 

Trovo che ci sia in generale una certa miopia del sistema imprenditoriale italiano, che anche in passato, a fronte di una mole di fondi (in prevalenza europei) per la formazione che il settore pubblico ha distribuito a destra e a manca senza criterio, non ha alzato la voce per ottenere queste risorse per usarle in investimenti formativi, ma ha cercato di averle sottoforma di sussidi. Qualcosa sta però cambiando, dato che la competizione globale sta cominciando a far percepire la formazione come una necessità. Tuttavia i fondi pubblici sono diminuiti rispetto al passato. La situazione si potrebbe risolvere aumentando i fondi interprofessionali, quelli cioè messi a disposizione dalle imprese stesse.

 

Nelle scorse settimane, in Italia ha tenuto banco la vicenda Fiat. Marchionne ha sollevato una questione importante: la produttività. In Italia è davvero così bassa? Ed è davvero il problema principale per la competitività?

 

Abbiamo un problema di produttività pazzesco. Ci sono tantissimi posti di lavoro totalmente improduttivi che sono bilanciati da altri che invece sono tra i più produttivi al mondo. Questa situazione fa sì che la produttività media italiana sia quasi la metà di quella olandese e di un terzo inferiore a quella tedesca o francese. Su questo purtroppo non si fa nulla, nemmeno si comincia gradualmente a migliorare la situazione. E chiaramente ciò comporta una perdita graduale di competitività. A questo problema si aggancia quello della logica statale applicata all’industria.

 

Di che cosa si tratta?