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LAVORO/ Colli-Lanzi (Gi Group): ha ragione Marchionne, basta con l’industria “statalizzata”

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Marchionne sta cercando di colpire un sistema che sta determinando improduttività anche nell’industria: quello delle relazioni industriali centralizzate, che ha generato una cultura della deresponsabilizzazione, del diritto al posto di lavoro. Quest’operazione di Marchionne, che sta avvenendo con il contributo fondamentale di Cisl e Uil, sta riportando l’attenzione sullo strumento della contrattazione di secondo livello, che può far trovare soluzioni win-win in cui le tutele sono accompagnate alla crescita di responsabilità dei lavoratori, soprattutto per quel che riguarda l’aumento della produttività.

 

A proposito di tutele, un’altra questione legata alla vicenda Fiat è quella dei diritti. Si dice che si sta andando verso una perdita di quelli acquisiti con un danno per i lavoratori. Cosa ne pensa?

 

Ritengo che ci si debba muovere nella logica della flexicurity. Guai quindi a pensare che il tema dei diritti non sia fondamentale: non è la schiavitù a portare produttività, ma la responsabilità, la soddisfazione dei lavoratori. Il problema nasce quando il diritto diventa fattore diseducativo e di deresponsabilizzazione. Il diritto al posto di lavoro non ce l’ha nessuno. Oggi bisogna parlare di diritto all’occupabilità, alla formazione adeguata, da giocare poi con tutta la propria libertà e responsabilità nel mercato del lavoro.

 

La vicenda di Mirafiori ci restituisce anche un fronte sindacale diviso, con una parte determinata a dar battaglia.

 

È una situazione critica, ma non per questo per forza negativa. Mi spiego: finora si è andato consolidando un sistema paralizzante di relazioni industriali in cui Confindustria e sindacati centrali hanno bisogno l’una degli altri per avere importanza e dove quello che conta è accrescere la propria rappresentatività. Il problema è che il vero obiettivo dovrebbe essere trovare soluzioni per migliorare la competitività delle imprese e le condizioni di lavoro delle persone. Da questo punto di vista, penso che il modello della contrattazione di secondo livello, anche se mette in crisi qualcuno, sia molto più efficace. Se per arrivarci occorre passare per un periodo di divisione sindacale, trovo che sia una fase critica sana.

 

Recentemente Gi Group è entrata a far parte, come Multiregional Corporate Member, di Ciett, la Confederazione internazionale delle agenzie per il lavoro. Oltre al riconoscimento importante, quali conseguenze ci saranno?

 

Si tratta di un riconoscimento importante all’esterno (per la consapevolezza che il mercato ha di noi) e all’interno dell’azienda, che fa un passo decisivo nella concezione di se stessa: non siamo un puzzle, un insieme di realtà presenti in più paesi, ma un soggetto globale. Siamo tra le sei imprese del settore in tutto il mondo che vengono riconosciute come soggetti che si propongono di trovare soluzioni globali per clienti che hanno esigenze globali. Siamo inoltre il primo e unico soggetto italiano cui vengono riconosciute queste caratteristiche. Possiamo quindi ragionare a livello europeo e mondiale di mercato del lavoro, potendo portare le nostre istanze alla riflessione generale e potendo trarre dei suggerimenti che possano valere altrove, soprattutto in Italia, che resta il nostro Paese di riferimento.

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