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Lavoro

LAVORO/ Otto “nuovi” strumenti per evitare la disoccupazione giovanile

Ieri i ministri Sacconi, Gelmini e Meloni hanno presentato le azioni compiute e programmate per contrastare la disoccupazione giovanile. Ce ne parla EMMANUELE MASSAGLI

I ministri Gelmini, Meloni e Sacconi nella conferenza stampa di ieri (Foto Ansa)I ministri Gelmini, Meloni e Sacconi nella conferenza stampa di ieri (Foto Ansa)

I dati su occupazione e disoccupazione pubblicati dall’Istat a inizio gennaio sono leggermente positivi per quanto riguarda il mercato del lavoro generalmente inteso e, in particolare, per l’occupazione femminile. Ma il dato che ha catturato i titoli dei giornali e l’interesse di politici e tecnici è il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 28,9%, aumentato di 0,9 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Se guardiamo alle serie storiche, questo dato è quasi ininterrottamente crescente da gennaio 2008 (valore: 20,7%). In tre anni il tasso è salito di otto punti. Quattro solo nel 2009. È noto che gli effetti occupazionali negativi della crisi si sono ripercossi soprattutto sui giovani. In parte per la scelta esplicita di preferire la difesa del reddito del padre di famiglia rispetto a quella del ragazzo alle prime esperienze; in parte per la stessa conformazione degli ammortizzatori sociali italiani, che si rivolgono innanzitutto agli insiders (i dipendenti a tempo indeterminato) e solo residualmente agli outsiders (disoccupati e contratti atipici). Tuttavia le cause della debolezza dei giovani italiani nel mercato del lavoro non sono da ricercarsi innanzitutto nella crisi economica, ma nel combinato disposto di fattori culturali, istituzionali ed economici che sono in discussione da almeno quindici anni.

Senza affrontare la lunga storia di queste crepe strutturali, va osservato che mai come negli ultimi due anni il tema è stato richiamato anche dai decisori politici. Diverse sono le misure messe in campo dall’attuale Governo e la conferenza stampa di ieri tenuta dai Ministri che si occupano dei giovani (Sacconi, Gelmini, Meloni) è stata l’occasione per elencare (e, di conseguenza, valutare) le azioni compiute e programmate.

Essenzialmente sono otto le linee di azione (in buona parte anticipate nel Piano Giovani Italia 2020 dello scorso anno), che si dividono una spesa complessiva di circa un miliardo di euro: monitoraggio per il breve e lungo periodo delle professionalità richieste dal mercato del lavoro; orientamento alle scelte scolastiche e formative, a partire dalle scuole del primo ciclo; integrazione scuola-università-lavoro rivalutando la valenza culturale e formativa del lavoro; servizi di accompagnamento al lavoro; contratti di primo impiego; auto-imprenditorialità e accesso alle professioni; diffusione della cultura della previdenza e della sicurezza sul lavoro nelle scuole; contrasto al lavoro giovanile irregolare e sommerso.

Tralasciando l’analisi di temi molto complessi come la riforma delle secondarie e dell’Università e non considerando le misure più particolari (come gli incentivi all’auto-impiego o la diffusione della cultura previdenziale), dal punto di vista dell’occupazione giovanile i Ministri hanno concordato circa l’importanza di alcune misure già note.