BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

LAVORO/ Otto “nuovi” strumenti per evitare la disoccupazione giovanile

I ministri Gelmini, Meloni e Sacconi nella conferenza stampa di ieri (Foto Ansa)I ministri Gelmini, Meloni e Sacconi nella conferenza stampa di ieri (Foto Ansa)

Innanzitutto la promozione del contratto di apprendistato (in tutte le sue tre forme previste dalla legge Biagi del 2003). In questo senso si sono espressi Governo, Regioni e parti sociali lo scorso ottobre nell’Intesa per il rilancio dell’apprendistato. Il contratto di apprendistato, oltre a consentire la formazione del giovane lavoratore, è particolarmente vantaggioso per il datore di lavoro in ragione degli incentivi economici e normativi previsti dalla legge, che sono prolungati in caso di assunzione a tempo indeterminato.

 

In particolare, per il piccolo imprenditore l’apprendista è il dipendente che meno “costa”, ma ciò, a onor del vero, non supera la diffusa diffidenza verso questo strumento, causata da poca informazione e da un quadro regolatorio che ha ancora bisogno di interventi semplificatori. Una seconda misura sulla quale i Ministri stanno scommettendo è la diffusione presso le scuole superiori e le università di servizi di orientamento e accompagnamento al lavoro. Non si tratta certamente della cura ai tanti malanni che affliggono la cultura e le modalità di orientamento in Italia, ma certamente, qualora si diffondessero servizi di placement efficaci e competenti, sarebbe un primo passo verso il superamento della malattia.

 

Ulteriore e connessa azione concreta sulla quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali sta investendo risorse pubbliche è il monitoraggio del fabbisogno formativo. Concretamente si tratta di rimodulare uno strumento che già esiste, il Sistema Informativo Excelsior, al fine di identificare, a cadenza trimestrale, le principali tendenze delle professioni richieste dal mercato del lavoro in ciascuna provincia.

 

Lo scopo ultimo è indirizzare l’offerta formativa degli istituti scolastici (in particolare quelli tecnico-professionali), informare gli orientatori e aiutare le scelte di ragazzi e famiglie. Nell’ultimo anno diversi centri di ricerca istituzionali (come l’Istat) e privati (come il Centri Studi di Confartigianato) hanno fotografato, nonostante la crisi e l’alta disoccupazione giovanile, un crescente numero di posizioni di lavoro vacanti perché difficilmente reperibili i profili professionali adeguati. Superare l’abitudine a leggere il fabbisogno formativo solo sul lungo periodo e ampliare la base campionaria sono misure per contribuire a pareggiare il marcato disallineamento formativo e professionale che si è osserva nel mercato del lavoro.

 

Ancora, il cosiddetto Collegato Lavoro, approvato recentemente, prevede che gli atenei rendano pubblici sui propri siti internet, per almeno un anno, i curricula dei laureati. Nella stessa direzione vanno anche le sperimentazioni che intendono rendere più fluida la circolazione delle informazioni (si pensi al primo portale pubblico di incontro domanda-offerta di lavoro, “cliclavoro”), che i recenti vincitori del Premio Nobel per l’economia hanno dimostrato essere la principale causa della disoccupazione strutturale nel mercato del lavoro. Da ultimo, è da vedersi con favore il tentativo di superamento del fosso tra formazione e mondo del lavoro da attuarsi con l’ampliamento delle possibilità di alternanza scuola lavoro e con l’istituzione, per la prima volta nel nostro sistema di istruzione, di 58 istituti tecnici superiori quali “Scuole speciali di tecnologia”.