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FIAT/ La Fiom e una "strana" alleanza tra salotti TV e circoli studenteschi

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Nel momento del referendum a Mirafiori, la Fiom aveva infatti dimostrato la sua forza nella fabbrica, la sua indiscutibile presenza, che non poteva essere esclusa. Quel risultato era indubbiamente la miglior risposta alla prova di forza voluta anche da Marchionne. Ma, nello stesso tempo, i metalmeccanici della Cgil avrebbero dovuto prendere atto che, anche se di misura, erano stati battuti e che l'accordo era passato. C'era poi da considerare che il referendum era stato un "momento caldo", un momento di massima mobilitazione e di partecipazione, che poi sarebbe rientrato in una sua giusta misura, fisiologica. In altri termini, i tanti "no" erano anche il frutto di un disagio, vissuto intensamente e occasionalmente, più ampio della presenza Fiom a Mirafiori.

 

Analizzando freddamente le cose, i risultati, le situazioni oggettive ,sembra che la Fiom indirizzi costantemente la sua politica sindacale su una sorta di "escalation" di risentimento e di rancore, non sulla classica linea dell'accordo migliore. C'è chi sostiene, con una certa ragione, che la Fiom a Mirafiori sia ancora legata alla sconfitta del 1980. E a questo "preistorico" risentimento, oggi la Fiom aggiunge, ancora più indispettita e risentita per la sconfitta di misura nel referendum, altro risentimento.

 

Il corso della manifestazioni di questi giorni è una fotografia abbastanza significativa di questa situazione. Se a Bologna si fischia Susanna Camusso, a Milano i "compagni" studenti vanno a manifestare, con toni piuttosto violenti contro Confindustria e altri "alternativi" pensano di andare ad assaltare una sede della Uil. In questo modo, anche chi ha dubbi sulla linea di Marchionne, alla fine si rassegna a vivere l'accordo Fiat, pensando che non ci siano alternative.

 

Realisticamente, un grande sindacato che è, per sua natura e funzione, riformista, non può vivere di risentimenti e di contrapposizioni dure. Il rischio in questo caso non è soltanto l'isolamento, ma una stato di marginalizzazione, con connotati di anarco-sindacalismo, che lo possono solo spingere a collegarsi ai settori alternativi della società italiana.

 

Ma è questa la fine che spetta a un grande sindacato come la Fiom? In sostanza collegarsi ai furori giustizialisti di qualcuno legato a salotti televisivi e a circoli studenteschi largamente minoritari? È auspicabile, per il bene di tutti, che questo non avvenga.

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