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Lavoro

IL CASO/ Una "sanatoria" mascherata sugli immigrati: è questa l'identità arricchita?

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In effetti ancora una volta si dimostra che il decreto flussi costituisce soprattutto una sanatoria mascherata. Il decreto prevede che il lavoratore ottenga il permesso di lavoro nel proprio paese di origine e quindi in teoria questi dovrebbe uscire clandestinamente dall'Italia perché un'eventuale segnalazione di espatrio renderebbe impossibile l'ottenimento del permesso di lavoro. Tutto questo "in teoria" perché manca l'effettiva possibilità di controllo mentre peraltro resta forte l'esigenza (politicamente scorretta) di regolarizzare gli immigrati già presenti e che allargano le truppe del lavoro nero e sommerso.


In tutto questo tuttavia non si vede traccia di una reale e costruttiva politica dell'immigrazione, una politica che non vuol certo dire aprire comunque le porte a tutti, ma vuol dire soprattutto realizzare una strada di rispettosa integrazione.

 

La linea è indicata molto bene nel libro "Immigrazione" di Giorgio Paolucci (ed. Viverein, pagg. 90, € 5), un libro in cui sinteticamente si traccia un quadro efficace dei problemi degli stranieri in Italia. «Gli immigrati, scrive Paolucci, devono innanzitutto potersi misurare con una proposta forte di convivenza che parta da ciò che siamo, dalla storia alla quale apparteniamo e da cui siamo stati generati, e che insieme sia capace di intercettare positivamente i contributi umani e valoriali portati da quanti si affacciano nel nostro paese». Il modello è quello, certamente difficile e complesso, dell'"identità arricchita": perché l'accoglienza e l'integrazione possa partire dal riconoscimento forte dell'identità del popolo e dei valori comuni.

 

Una dimensione costruttiva quindi, una sfida aperta che ha bisogno anche di buone regole e di sana amministrazione. E in molte realtà locali è questa una dinamica già presente e che sembra dare buoni frutti.

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