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Lavoro

FIAT/ L'esperto: ecco perché l'accordo Chrsyler-Uaw fa contento Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Ansa)Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Come giudica l'uscita di Fiat dalla Confindustria? "L'accordo fatto da Marcegaglia e sindacati che in qualche modo metteva in dubbio gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e per questo non è piaciuto alla Fiat. Poi la Confindustira fa politica non come il sindacato ma quasi. La situazione politica italiana interessa molto poco a Marchionne, se a capo della Confindustria ci fosse un suo uomo tornerebbe, eco cosa interessa a lui. Interessa continuare il rapporto a livello locale dove ha delle fabbriche". Dunque Marchionne si sente messo all'angolo, nel nostro Paese? "E' cambiato il modo di vede l'Italia da parte di Fiat: non perché non arrivino più aiuti, ma è cambiata Fiat. Prima faceva il 30-40% di produzione qui e la vendeva in Italia, oggi se dovesse raggiungere l'obbiettivo di vendere sei milioni di macchine in Italia ne venderebbe 600mila, il 10% sul mercato per cui l'Italia perde importanza". In conclusione, dice Oppedisano, "la strategia di Fiat oggi è interessarsi ad altri mercati: in America, in Cina, in Russia; l'Italia non si lascia perdere ma non è più il suo mercato principale".

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